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Arte Africana: Sculture e Maschere dal Mali e dalla Costa d'Avorio

Questo articolo esplora diverse opere d'arte scultorea provenienti dall'Africa occidentale, con un focus particolare sulle creazioni dei popoli Bambara e Senufo, oltre a maschere Guerzé-Kpellé e Dan. Le opere, prevalentemente realizzate in legno e caratterizzate da patine distintive, sono un riflesso delle ricche tradizioni culturali e spirituali di queste comunità.

Marionette Bambara (Merekun) dalla Regione di Segou

Dalla regione di Segou, nella Repubblica del Mali, provengono le teste di marionette Bambara, note localmente come Merekun. Queste sculture, alte 24 cm, sono realizzate in legno con una patina naturale chiara.

Testa di marionetta Bambara femminile con impugnatura e naso a sbalzo

La rappresentazione è quella di una figura femminile con impugnatura. Un grande naso a sbalzo divide il volto, reso espressivo dalla bocca aperta. Il mento a punta completa un viso triangolare, scolpito secondo principi stilistici che evocano il cubismo. La pettinatura a cresta centrale, segnata da ciocche allungate, suggerisce una moda risalente al XIX secolo. Il nome indigeno "Merekun" deriva da "Mere", una figura femminile leggendaria, e "Kun", che significa testa. Queste sculture, conosciute in Occidente come marionette Bambara, rappresentano figure allegoriche utilizzate nei festival comunitari. Tradizionalmente, avevano corpo e braccia mobili, e potevano essere coperte con indumenti.

Provenienza, Esposizioni e Bibliografia delle Marionette Bambara

Questi esemplari provengono da prestigiose collezioni, tra cui l'antica collezione George F. Keller di Berna (con inventario G.F.K. di cui il numero è spesso illeggibile) e la ex collezione Paolo Morigi di Lugano (con etichetta inv. Morigi n° 339). Sono state esposte a Berna nel 1980 presso il Musée des Beaux Arts e a Lugano nel 2002 presso il Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI). L'opera è stata riprodotta in diverse pubblicazioni specializzate, tra cui:

  • MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” (1980)
  • VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” (2002)
  • AUTORI VARI “Bamana: The art of existence in Mali” (2001)
  • COLLEYN JEAN-PAUL “Visions d’Afrique: Bamana” (2009)
  • GIANINAZZI BARBARA & MAIULLARI PAOLO “Sogo - Maschere e marionette Bamana” (2012-2013)
  • GOLDWATER ROBERT “Bambara sculpture from the Western Sudan” (1963)

È importante notare che il numero d’inventario della collezione Keller era scritto con inchiostro bianco sul legno; con il tempo, la sigla G.F.K. è spesso visibile, ma i numeri progressivi possono essere parzialmente o totalmente scomparsi.

Sculture Senufo (Deble) dalla Regione di Sikasso

Dalla regione di Sikasso, nel Mali meridionale, provengono le sculture Deble Senufo, realizzate in legno con una patina scura brillante. Un esemplare maschile, alto 109 cm, presenta caratteristiche stilistiche tipiche degli scultori Senufo di questa regione.

Scultura Senufo Deble maschile con

Sulla testa è raffigurato il "Calao", l'uccello emblematico dei Senufo. Il volto è caratterizzato da un naso allungato collegato alle arcate sopracciliari, occhi socchiusi, labbra e orecchie sporgenti. Il corpo longilineo presenta lunghe braccia con le mani appoggiate sulle cosce. La figura è sostenuta da un grosso zoccolo e una maniglia sulla testa permetteva di sollevarla e batterla sul terreno. La patina chiara sui punti di contatto indica un utilizzo prolungato.

Ruolo e Significato delle Sculture Deble

Le sculture Deble, generalmente femminili ma anche maschili, erano custodite nei santuari della società segreta "Lo" o "Poro", che governava la vita sociale e religiosa del popolo Senufo. Queste opere d'arte emersero alla pubblica attenzione negli anni '50, in seguito a un nuovo culto feticista chiamato Massa, che portò all'abbandono e alla distruzione di molte sculture antiche. Fortunatamente, alcuni esemplari di grande valore furono salvati grazie all'intervento di due missionari cattolici francesi, i Padri Gabriel Clemens e Michel Convers, che raccolsero numerose opere abbandonate nei villaggi settentrionali vicino a Korhogo. Alcune di queste sculture sono considerate capolavori e sono esposte in importanti musei come il Rietberg Museum di Zurigo e il Metropolitan Museum of Art di New York.

Le statue Deble erano uno strumento di culto primario della società segreta "Lo" e venivano utilizzate durante i funerali di membri importanti della lega, nonché in altre cerimonie. Durante i riti di iniziazione, i giovani membri stringevano una Deble davanti a sé, battendo il terreno con lo zoccolo al ritmo della musica. Questo uso è testimoniato dalla superficie liscia e consumata lungo le braccia e dalle tracce di erosione sotto lo zoccolo. Attraverso questi gesti, i giovani evocavano la presenza delle anime dei morti e della dea madre "Katieleo" per purificare e rendere fertile la terra. I canti, intonati nella lingua segreta "Lo", erano accompagnati da trombe di legno e strumenti ricavati dalle zucche.

Le sculture Deble presentano caratteristiche comuni: sono scolpite in legno duro (Vitex doniana o Sterocarpus erinaceus), hanno una struttura verticale allungata, le braccia sono distanziate dal corpo per essere impugnate e la base è costituita da uno zoccolo massiccio. Le loro dimensioni medie variano dai 60 ai 90 cm, con esemplari che possono raggiungere i 135 cm.

Provenienza, Esposizioni e Bibliografia delle Sculture Senufo Deble

Questo specifico esemplare proviene dalla ex collezione Paolo Morigi, dall'antica collezione George F. Keller (con inventario G.F.K. 126) e da una ex collezione privata di Lugano. È stato esposto a Berna nel 1980 (Musée des Beaux Arts) e a Lugano nel 2002 (Palazzo Riva, BSI). Le pubblicazioni che lo menzionano includono:

  • MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” (1980)
  • VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” (2002)
  • DERBIER ALAIN “Arte e Cultura Africana: Il Museo SMA di Lione” (2002)
  • LEUZINGER ELSY ”L’Arte dell’Africa Nera” (1972)
  • GLAZE ANITA J. “The Children of Poro” (1983)
  • HOLAS B. “Arts de la Cote d’Ivoire: Les trésors du Musée d’Abidjan” (1969)

Scultura Senufo Femminile (Katiéléo) dalla Regione di Korhogo

Nella regione di Korhogo, nella Costa d'Avorio settentrionale, si trovano le sculture femminili Katiéléo Senufo, realizzate in legno con una densa patina nera. Un esemplare raro, alto 33 cm, rappresenta una figura ancestrale primordiale del pantheon Senufo, evocando la madre divina.

Scultura Senufo Katiéléo femminile seduta con seni abbondanti e bracciali

A differenza di altre figure simili che allattano un figlio, questa rappresentazione è seduta su un seggiolino a gamba unica. Il volto è parzialmente celato da un'eccessiva ciocca di capelli che ricade sul grosso naso, una caratteristica distintiva di queste opere. Gli occhi a bulbo e le labbra piatte sporgenti definiscono la geometria del volto. I seni abbondanti simboleggiano fertilità. Le braccia, staccate dal tronco e piegate sul ventre, sono adornate da bracciali ai polsi e agli avambracci. La scultura è caratterizzata dall'alternanza di volumi pieni e vuoti, con il corpo segnato da raffinate scarificazioni. La densa patina è il risultato di continui trattamenti con sostanze oleose.

Provenienza, Esposizioni e Bibliografia della Scultura Katiéléo

Questa scultura apparteneva all'antica collezione George F. Keller (con inventario G.F.K. di cui il numero è illeggibile), alla ex collezione Paolo Morigi e a una ex collezione privata di Lugano. È stata esposta a Berna nel 1980 (Musée des Beaux Arts) e a Lugano nel 2002 (Palazzo Riva, BSI). Tra le pubblicazioni in cui è riprodotta figurano:

  • MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” (1980)
  • VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” (2002)
  • GOLDWATER ROBERT “Senufo sculpture from West Africa” (1964)
  • HOLAS B. “Arts de la Cote d’Ivoire: Les trésors du Musée d’Abidjan” (1969)
  • HOLAS B. “Sculptures ivoiriennes” (1973)

Maschera di Divinazione Guerzé-Kpellé

Dalla regione di Guerzé-Kpellé, nella contea di Bong, Suakoko (Liberia), proviene una maschera di divinazione in miniatura, alta 18 cm. Realizzata in legno con una densa patina crostosa, presenta sostanze magiche, un ferro di sostegno e tessuto indigeno.

Maschera di divinazione Guerzé-Kpellé in miniatura con ricettacolo magico e ferro di sostegno

Questa maschera aveva la funzione di ricettacolo per gli spiriti delle grandi maschere non più in uso. Sul retro è presente un compartimento riempito di sostanze magiche, chiuso con iuta e rifinito con una fila di Cypree. Un lungo ferro conficcato sotto il mento serviva per piantare la maschera nel terreno durante i rituali divinatori. La maschera è avvolta da un lungo tessuto indigeno.

Provenienza, Esposizioni e Bibliografia della Maschera Guerzé-Kpellé

La maschera apparteneva all'antica collezione George F. Keller (con inventario G.F.K. 113), alla ex collezione Paolo Morigi e a una ex collezione privata di Lugano. È stata esposta a Berna nel 1980 (Musée des Beaux Arts) e a Lugano nel 2002 (Palazzo Riva, BSI). È stata riprodotta in:

  • MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” (1980)
  • VENTURI LUCA M. (citato nel contesto di altre pubblicazioni)

Maschera di Scimpanzé Dan dalla Regione di Kran

Dalla regione di Kran, al confine tra Costa d'Avorio e Liberia, proviene una maschera di scimpanzé (Kaogle), alta 24 cm. Scolpita in legno con patina nera e dotata di un cappuccio di tessuto indigeno, questa maschera era utilizzata per stimolare i combattenti ad assumere atteggiamenti di rabbia prima dei conflitti.

Maschera Dan di scimpanzé con bocca aperta, occhi tubolari e dischi di alluminio

La scultura rispetta criteri anatomici che ricordano il volto di una scimmia. La bocca aperta sembra cogliere l'attimo di un suono emesso, mentre gli occhi tubolari, evidenziati da dischi di alluminio (un richiamo alle maschere Grebo), attirano l'attenzione. La composizione è definita fantastica e surreale.

Caratteristiche Stilistiche e Funzione delle Maschere Dan

Le maschere realizzate dai Dan sono rinomate per la bellezza del viso e la tipica patina scura. Presentano un volto circoscritto in un ovale perfetto, con grandi occhi circolari o socchiusi. Questi modelli, giunti in Occidente a partire dagli anni '30, sono stati molto apprezzati dai collezionisti. I ricercatori Eberhard Fischer e Hans Himmelheber hanno studiato le diverse tipologie e funzioni delle maschere Dan.

Questo specifico esemplare, scolpito in legno duro secondo la tradizione classica Dan, mostra parti del viso eseguite con delicatezza: mento a punta, naso e labbra ben proporzionati, occhi a fessura segnati da pigmento bianco. La superficie del legno è stata levigata con sfregamenti di foglie abrasive. La lucentezza brillante della patina è ottenuta immergendo la maschera in una soluzione di foglie macerate in acqua e polvere di nero fumo, seguita da un lungo sfregamento fino a ottenere la lucidatura. Particolare di questo modello è la pettinatura a ciocche laterali sporgenti, insolita nella produzione Dan, che ricorda acconciature femminili della regione. Sul viso e sulla fronte sono presenti tatuaggi a linee parallele.

Provenienza, Esposizioni e Bibliografia della Maschera Dan di Scimpanzé

La maschera apparteneva all'antica collezione Ernst Asher, all'antica collezione George F. Keller (con inventario G.F.K. 59), alla ex collezione Paolo Morigi e a una ex collezione privata di Lugano. Ernst Asher (1888-1980) fu un noto mercante d'arte primitiva attivo a Parigi. L'opera è stata esposta a Berna nel 1980 (Musée des Beaux Arts) e a Lugano nel 2002 (Palazzo Riva, BSI). È stata riprodotta in:

  • MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” (1980)
  • VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” (2002)
  • FISCHER EBERHARD & HIMMELHEBER HANS “Die Kunst der Dan” (1976)
  • VERGER-FEVRE Marie-Noel (Studio del 1980 pubblicato su riviste francesi)

Le documentazioni relative a quest'opera includono anche "Arts d’Afrique Noire n° 58" (estate 1986) e archivi del Musée Barbier.

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