Il Significato del Verbo "Porre" e l'Aporia del Nulla
Il verbo porre, di origine latina (pōnĕre, composto da po- "da" e sinĕre "lasciare"), è una forma verbale complessa con una ricca storia d'uso nella lingua italiana, risalente alla seconda metà del XII secolo.
Coniugazione e Usi Principali
Il verbo porre presenta un paradigma di coniugazione irregolare, con forme che derivano sia dal tema di ponere sia da quello di porre (futuro e condizionale). Le forme principali includono:
- Indicativo presente: póngo, póni, póne, poniamo, ponéte, póngono
- Passato remoto: pósi, ponésti, póse, ponémmo, ponéste, pósero
- Futuro: porrò, porrai, porrà, porremo, porrete, porranno
- Congiuntivo presente: pónga, poniamo, poniate, póngano
- Participio passato: pósto
Dal punto di vista semantico, porre è generalmente sinonimo di mettere, ma con una connotazione più debole riguardo all'idea di moto e un uso oggi meno comune. Tuttavia, in alcune espressioni cristallizzate, porre è insostituibile, spesso conferendo un tono più elevato o ricercato alla frase.
Significati e Applicazioni del Verbo "Porre"
Il verbo porre si articola in una vasta gamma di significati e applicazioni:
1. Collocare e Posare
Il significato più comune di porre è quello di collocare o mettere qualcosa in un determinato luogo o posizione. Esempi includono:
- porre qcs. in un cassetto, in un armadio, da parte, in disparte, al coperto
- porre i fiori in un vaso
- porre una mano sul capo
- porre le schede nello schedario, i libri sulla mensola, un vaso sul davanzale, i vestiti nell’armadio, la minestra sul fuoco, il vino in fresco
- porre le valigie sulla reticella; porre la firma su un documento; porre il bambino nella culla; porre una sentinella di guardia
- porre in ordine, in disordine; porre in salvo
- porre a frutto, a interesse un capitale
- porre un termine, un limite, un fine
- porre il piede in fallo
Nel riflessivo, porsi indica il disporsi in un luogo o in una condizione specifica:
- porsi a tavola, in un angolo, accanto al fuoco; porsi a sedere; porsi in mezzo; porsi in viaggio, in marcia; porsi in contatto con qualcuno; p. in salvo; porsi nelle mani di qualcuno; porsi all’opera
2. Ammettere, Supporre, Ritenere (Significato Figurato)
In senso figurato, porre assume il significato di ammettere, supporre, sostenere come ipotesi o ritenere:
- poniamo che tu stia sbagliando
- poniamo che l’imputato abbia mentito
- poniamo di avere torto
- poniamo il caso che si tratti di un errore
- poniamo il caso di vincere le elezioni
Questa accezione è particolarmente frequente nelle espressioni poniamo che o poniamo il caso che.
3. Ambito Filosofico e Matematico
- Filosofia: porre significa stabilire una tesi o una proposizione ai fini di una dimostrazione, o assumere qualcosa come assioma. Può anche indicare l'attribuzione di realtà esistenziale a un oggetto.
- Matematica: in questo campo, porre significa assumere o ammettere un valore come dato, o attribuire un valore a una variabile (es. posto xy = z).
4. Formulare e Prospettare
Porre è utilizzato anche per indicare l'atto di formulare o prospettare:
- porre una domanda, un quesito, un problema, una questione
- porre un quesito
- porre una questione
5. Dedicare e Collocare (Uso Commemorativo)
Specie in iscrizioni commemorative o sepolcrali, porre significa collocare o dedicare, spesso con forme come pose o posero:
- i parenti tutti posero
- la moglie pose a perenne memoria
- i cittadini posero con animo riconoscente
Le abbreviazioni P. e PP. nelle iscrizioni derivano da queste forme.
6. Piantare e Costruire
- porre un terreno a vigna (piantare viti)
- porre le fondamenta, le basi di un edificio (costruire)
- porre la prima pietra (dare inizio a una costruzione)
- porre il campo, le tende (accamparsi)
- porre l’assedio (assediare)
- porre a vigna, a frutteto un terreno (piantarvi viti o alberi da frutto)
7. Attribuire (Uso Antico)
Nell'italiano antico e letterario, porre poteva significare attribuire:
- porre qcs. a colpa di qcn.
8. Innalzare (Uso Antico)
Nell'italiano più antico, porre poteva avere il significato di innalzare.
Espressioni Tipiche con "Porre"
Il verbo è parte integrante di numerose locuzioni che ne arricchiscono il significato:
- porre a dimora (allogare sementi o piantine)
- porre fine (o termine) a qualcosa (concludere, terminare un'impresa o una lite)
- porre freno a qualcosa (contenere, limitare)
- porre in atto (o in essere) (attuare, realizzare)
- porre in dubbio (dubitare)
- porre le basi (o le fondamenta, le premesse) (di qualcosa) (creare i presupposti)
- porre mano a qualcosa (iniziare un'impresa o un lavoro)
- senza por tempo in mezzo (immediatamente)
- porre mente (a qualcosa) (prestare attenzione, considerare)
- porre la mira in (o a) qualcosa (mirare a un punto, fissare lo sguardo)
- porre gli occhi, lo sguardo (su qualcosa o qualcuno) (rivolgere lo sguardo)
- porre fiducia, speranza, affetto, amore (in qualcuno) (affidare, riporre)
- porre in essere (realizzare, dare attualità a un'idea)

L'Aporia del Nulla secondo Emanuele Severino
Il filosofo Emanuele Severino, nell'opera "La struttura originaria" (1981), analizza in profondità l'aporia del nulla, un problema filosofico centrale che emerge dalla tensione tra l'essere e il non essere.
La Posizione del Principio di Non Contraddizione
Severino sostiene che la formulazione del principio di non contraddizione ("L'essere non è non essere") implichi necessariamente la "posizione" del non essere. In altre parole, per affermare che l'essere è distinto dal non essere, è necessario riconoscere l'esistenza o la significatività del non essere stesso.
Questa "appartenenza del non essere" è vista come un aspetto duplice:
- Momento dianoetico: quello in cui si costituisce il principio di non contraddizione.
- Momento noetico: quello in cui si costituisce il significato stesso di "essere".
Il Dibattito con Platone e Parmenide
Severino si confronta con la posizione di Platone, che distingue tra non essere assoluto (nihil absolutum) e un "certo non essere" (non essere relativo). Secondo Platone, ogni determinazione partecipa sia dell'essere sia del non essere. Tuttavia, Severino ritiene che questa distinzione non risolva completamente l'aporia del non essere assoluto, il quale, manifestandosi attraverso il discorso, ne attesta l'essere.
La critica di Severino si estende alla concezione parmenidea, la quale, assumendo essere e non essere in senso assoluto, entrerebbe in conflitto con l'esperienza del molteplice. Severino, pur riconoscendo la validità dell'analisi platonica nel confutare Parmenide riguardo al molteplice, insiste sulla persistenza dell'aporia concernente il non essere assoluto.
Tentativi di Risoluzione dell'Aporia
Severino critica alcuni approcci che cercano di risolvere l'aporia del nulla:
- Distinzione tra significato e senso (Frege): L'idea che il nulla non abbia significato ma senso (derivante dall'operazione logica del negare) non è considerata risolutiva.
- Il non porre il nulla: Obbligare a non porre il nulla è visto come controproducente. Se il nulla non è posto, neanche l'essere può essere posto, poiché viene meno la possibilità di escludere che l'essere sia nulla.
- Il non essere come non essere: Affermare che il non essere "è come non essere" è considerato una contraddizione intrinseca.
Il Nulla come Orizzonte dell'Essere
Severino propone una formulazione alternativa dell'aporia, definendo il nulla come "orizzonte dell'essere". Il nulla sarebbe l'assolutamente altro dall'essere, l'"al di là" o l'"oltre" l'essere. Questa definizione, tuttavia, solleva interrogativi: perché definire il nulla "orizzonte"?
Severino suggerisce che tale definizione derivi dalla formulazione stessa del principio di non contraddizione. Se l'essere si pone negando il nulla, allora il rapporto tra i due sarebbe di inclusione, con il nulla che determina l'essere. Questa prospettiva, però, rischia di far sì che il nulla, includendo l'essere, lo assorba in sé. Severino stesso solleva l'obiezione che, se l'orizzonte è il nulla, allora non vi sarebbe alcun orizzonte dell'essere.
il pensiero di Emanuele Severino _ Gli Eterni e l'influenza di Parmenide
La questione centrale posta da Severino è la ragione per cui l'essere, per potersi porre, debba negare il nulla, e perché l'opposizione tra i due debba necessariamente inscriversi nel nulla.

