Venezia: Le Chiese Votive Nascoste dalla Peste
Mentre il mondo affronta la sfida del coronavirus, è importante ricordare come la fede abbia salvato dalla peste una delle città più amate del mondo. La città di Venezia, situata su una serie di isole nel Mar Adriatico, è famosa per la sua storia, la sua architettura e i suoi monumenti. Tra questi templi, ci sono cinque chiese votive costruite con l'obiettivo di proteggere contro la Peste Nera o in segno di ringraziamento per essersene liberata.

Il Santissimo Redentore: Un Voto di Speranza
Una delle chiese più famose di Venezia, il Santissimo Redentore, situata sull'isola della Giudecca, porta nel suo nome l'origine della sua costruzione. Nel biennio 1575-1577, una violenta ondata di peste bubbonica colpì la Repubblica di Venezia, uccidendo quasi 50.000 persone, quasi un veneziano su tre, incluso il grande pittore rinascimentale Tiziano. Dopo che preghiere, richieste e processioni non erano riuscite a fermare l'epidemia, il Doge promise di costruire una splendida chiesa per chiedere l'aiuto divino nella lotta alla malattia.
Nel 1576, durante il picco dell'epidemia, il Senato decise di costruire una splendida chiesa per chiedere l'aiuto divino nella lotta alla malattia. Il tempio venne collocato appositamente sull'isola della Giudecca, vicino all'acqua, perché fosse visibile dal centro storico. Come suggerisce il nome, i Veneziani cercavano redenzione dai loro peccati implorando l'intervento divino per bloccare la malattia. Dopo la posa della prima pietra nel 1577 da parte del patriarca, la pestilenza iniziò lentamente a scemare.
Progettato da Andrea Palladio, il Santissimo Redentore è considerato un capolavoro architettonico del Rinascimento. La sua struttura imponente, alta 76 metri con una cupola imponente, domina l'isola della Giudecca. La facciata venne modellata a imitazione del Pantheon di Roma, mentre i 15 gradini che portano all'ingresso sono un riferimento al Tempio di Gerusalemme. L'interno della chiesa, a navata unica, presenta tre cappelle laterali e un transetto con tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. Gli interni sono decorati con affreschi e opere d'arte di artisti veneziani rinomati, tra cui Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto.

Poco dopo la posa della prima pietra, Palladio costruì una piccola struttura lignea che doveva funzionare come chiesa temporanea mentre veniva costruita quella attuale. Questa chiesetta lignea operava come una sorta di cappella galleggiante, collegata al resto della città da ponti rimovibili e chiatte che permettevano a sacerdoti e governanti di raggiungere il tabernacolo. Una gioiosa processione di barche partì da ogni angolo della laguna per raggiungere la “chiesa galleggiante” in segno di gratitudine.
Venne avviata una tradizione annuale che si svolge il terzo sabato di luglio: come segno di riconoscenza nei confronti del miracolo, viene costruito un ponte votivo su cui i Veneziani attraversano il canale nella Festa del Redentore, che viene celebrata con elaborati fuochi d'artificio ed è una delle celebrazioni più popolari a Venezia. La cerimonia inizia la sera precedente, con bellissimi fuochi d'artificio in tutta la città.
L'opera di Andrea Palladio è uno dei massimi capolavori del Rinascimento in laguna. Nel settembre del 1576, il Senato della Serenissima fece voto di innalzare un tempio a Cristo Redentore se Venezia fosse stata liberata da una terribile epidemia di peste che aveva falcidiato un quarto dell’intera popolazione. Il progetto fu affidato al celebre architetto Andrea Palladio e, pochi mesi dopo la posa della prima pietra nel 1577, la peste cessò. Fu così che il doge Alvise Mocenigo, con tutte le più alte cariche del Senato ed il Patriarca si unirono al popolo in processione sul luogo della fabbrica per ringraziare il Signore di quell’evento miracoloso. Per questa festa, che sarebbe diventata la ‘Festa del Redentore’, fu gettato un ponte di barche tra le due rive del canale della Giudecca. La costruzione del tempio fu completata nel 1592 dal ‘proto’ Antonio da Ponte, (l'architetto del Ponte di Rialto) dopo la morte del Palladio avvenuta nel 1580. La facciata di marmo bianco dalle linee pulite e geometricamente armoniose care al Palladio, si erge sulla fondamenta sopra una solenne scalinata producendo un effetto scenografico che ben traduce l’intenzione celebrativa di questo tempio. L’interno molto luminoso, ad unica navata è delimitato ai lati da cappelle comunicanti. Il Senato della Serenissima si rivolse ai migliori artisti presenti in città per la decorazione della Chiesa. Tra loro Tintoretto, Jacopo Palma il Giovane, Vivarini, Bassano e Veronese con il suo stupendo ‘Battesimo di Cristo’.

Santa Maria della Salute: Un Voto alla Vergine
Quasi un secolo dopo il Redentore, i Veneziani affrontarono una piaga simile. Vicino a San Marco, dal lato opposto del Canal Grande, c'è un'altra chiesa di notevole importanza: la basilica di Santa Maria della Salute. Comunemente chiamata La Salute, la sua posizione invidiabile e le sue dimensioni la rendono visibile da molti punti della città, di cui è uno dei templi più fotografati.
All'inizio del XVII secolo, tutta l'Italia settentrionale sperimentò un'altra devastante ondata di peste. 80.000 cittadini veneziani sull'isola e 600.000 nei territori dovettero soccombere alla malattia, che uccise anche il doge e il patriarca di Venezia. Nell'ottobre 1630, il Senato veneziano cercò l'aiuto della Vergine Maria per sconfiggere la peste, e dichiarò che sarebbe stata costruita una chiesa votiva in onore della Madonna se la malattia fosse scomparsa. I Veneziani scelsero il luogo vicino alla punta di Dorsoduro - dove il Canal Grande si mescolava col bacino di San Marco - per dedicarlo alla Vergine Maria. Ancora una volta, la malattia iniziò ad allentare la presa poco dopo l'inizio dei lavori, e alla fine la città ne venne liberata.
Il progetto fu affidato a Baldassarre Longhena, che progettò la basilica immaginando una corona da dedicare alla Vergine. La basilica di Santa Maria della Salute, costruita in base ad alcuni vecchi disegni di Palladio, è un esempio di architettura barocca che domina l'ingresso al Canal Grande. La sua pianta ottagonale, sormontata da una grande cupola e affiancata da due torri laterali, è un simbolo potente della gratitudine veneziana. La chiesa è visibile da molti punti della città ed è uno dei templi più fotografati.

In modo simile alla Festa del Redentore a luglio, il 21 novembre si svolge un'altra festa locale importante per i Veneziani. Nel giorno noto come festa della Madonna della Salute, i funzionari cittadini prendono parte a una grande processione per ringraziare per la fine della peste, camminando su un ponte di barche costruito per l'occasione lungo il Canal Grande da Piazza San Marco a La Salute per rendere grazie alla Vergine.
Recentemente, il 01 marzo 2020, nel pieno dell’emergenza COVID19, il patriarca di Venezia ha affidato ancora una volta Venezia e il territorio veneto all’intercessione della Vergine celebrando una funzione nella Basilica della Salute.
San Sebastiano: L'Intercessione del Martire
Una terza chiesa votiva venne costruita non nella speranza di far sparire la peste, ma per rendere grazie a Dio dopo la fine di un'ondata: San Sebastiano. La chiesa di San Sebastiano è di minore impatto rispetto a La Salute e al Redentore, ma ha un ruolo importante nella lotta della città contro l'epidemia.
San Sebastiano era un cristiano romano delle origini che fu martirizzato venendo colpito da innumerevoli frecce. Nel Medioevo la sua intercessione veniva invocata contro le pandemie, non perché ne avesse contratte e ne fosse guarito, ma perché le sue ferite provocate dalle frecce erano simili a quelle che si vedevano sui corpi delle vittime della peste.
Nel distretto veneziano di Dorsoduro c'era una struttura dedicata a Santa Maria Piena di Grazia e di Giustizia. Dopo che Venezia venne colpita da un'altra ondata di peste alla fine del XV secolo, gli abitanti della zona si rivolsero all'intercessione di San Sebastiano per ottenere aiuto. Quando la peste passò, la chiesa venne riconsacrata a lui. Era il 1505.

San Rocco: Il Patrono dei Contagiati
Nell'arte medievale e rinascimentale, San Sebastiano viene spesso ritratto accanto a un altro santo medievale e co-patrono di chi soffriva di peste: San Rocco. San Rocco nacque a Montpellier, in Francia, alla fine del XIII secolo. Durante un pellegrinaggio a Roma, si dedicò a prendersi cura delle vittime della peste. In seguito venne colpito anche lui dalla malattia che gli si manifestò sulla gamba, ma dalla quale poi si riprese.
Dopo la sua morte, vennero riferiti miracoli sulla sua tomba avvenuti grazie alla sua intercessione. Le reliquie di San Rocco furono portate a Venezia, dove vennero collocate in una chiesa a cui venne dato il suo nome. Oggi sono conservate nella sua tomba, situata sotto l'altar maggiore. San Rocco è stato dichiarato uno dei santi patroni della città nel 1576.
Ogni anno, il giorno della festa di San Rocco, il 16 agosto, il doge compiva un pellegrinaggio fino alla chiesa per chiedere protezione contro le pestilenze. La chiesa assunse grande importanza per i Veneziani per via della sua origine come chiesa votiva, e venne abbellita con opere d'arte di inestimabile valore.

San Giobbe: Un Ospedale per i Lebbrosi
La chiesa di San Giobbe è considerata la quinta chiesa votiva di Venezia contro la peste. Le sue origini non risalgono né all'intercessione per eliminare la peste né a un voto fatto dopo la sua fine, essendo invece collegate a un ospedale per lebbrosi.
Per via del crescente numero di bisognosi e indigenti - come risultato delle epidemie di peste nella seconda metà del XIV secolo, come anche delle guerre contro Genova e Padova -, un sacerdote di nobili origini, Giovanni Contarini, fondò un “ospeal” (ospedale) nel 1378 per servirli. In seguito venne completata con l'aiuto dei Frati Francescani Osservanti, e fu affiancata da un oratorio, o cappella, dedicata a San Giobbe Profeta.
Anche se Giobbe è un profeta dell'Antico Testamento, a volte gli viene attribuito il titolo “santo”. Nel Medioevo veniva invocato come patrono contro la peste per via della malattia alla pelle da cui era afflitto (cfr. Giobbe 2, 7-13). Nel XV secolo, la chiesa divenne famosa per la predicazione di San Bernardino da Siena, e fu in parte ricostruita nello stile rinascimentale con finanziamenti del Doge.

La Peste a Venezia: Un Impegno Costante
Fin dalla sua nascita il destino di Venezia è sempre stato legato al mare, da cui proveniva la sua ricchezza, ma anche le minacce. Dal XIV secolo la città fu colpita da diverse epidemie di peste provocate dai ratti, parassiti giunti come clandestini a bordo delle navi a cui la città doveva la sua prosperità.
Quando la peste arrivò in Europa per la prima volta, nel XIV secolo, la popolazione si trovò impreparata di fronte a questa terribile malattia, che causò milioni di morti. La lunga battaglia contro questa malattia ebbe un impatto profondo sulla storia, sulle tradizioni e anche sull'assetto urbano della città. Durante l'epidemia, infatti, vennero ideati e costruiti i lazzaretti.
Come racconta il professor Fabio Zampieri, storico della medicina all'università di Padova, “la peste arrivò in Europa nel 1348. Probabilmente entrò a Venezia dalla Dalmazia, ed ebbe un impatto molto pesante sulla popolazione, perché su circa 110.000 abitanti si stima che ne morirono almeno 40.000. Il Maggior Consiglio iniziò allora a predisporre delle misure di sicurezza. All'epoca, non si sapeva quale fosse l'agente eziologico della malattia.
Il 1348 non fu l'unico momento in cui la peste colpì Venezia. Come racconta il professor Zampieri, infatti, “la peste falcidiò l'Europa e in parte anche Venezia e l'Italia dalla metà del Trecento fino all'Ottocento. Per quanto riguarda Venezia, ci fu una seconda ondata molto importante nel 1423, durante la quale si arrivarono a contare fino a 40 morti al giorno. Ancora una volta, quindi, il Consiglio decise di adottare delle misure di contenimento. Il 1423 è un anno importante anche perché viene decisa la costruzione del primo lazzaretto della storia, che sarebbe stato realizzato l'anno successivo sull'isola di Santa Maria di Nazareth, dove si trovava l'omonima chiesa e un convento dei frati eremitani. Il nome “lazzaretto”, che sarebbe stato condiviso da tutta l'Europa, deriva quindi probabilmente da una deformazione dialettale del termine Nazareth.
Nel 1468, venne decisa la costruzione del cosiddetto Lazzaretto Nuovo che, a differenza del primo, in cui venivano ospitati gli appestati, serviva per la quarantena. Si trovava in una posizione strategica, perché sorgeva su un'isola all'imbocco della laguna. Lì venivano portate le persone di cui si doveva verificare la guarigione o il contagio in 40 giorni. Inoltre, tutte le navi in entrata dovevano attraccare all'isola del Lazzaretto Nuovo e sostare lì per 40 giorni, per assicurarsi che l'equipaggio non fosse portatore di malattie. Nello stesso anno della costruzione del Lazzaretto Nuovo, venne istituito il Magistrato della sanità, che era composto da tre patrizi eletti annualmente, da un ufficio tecnico per le questioni burocratiche, da un medico e da un braccio armato. Questo organo istituzionale si occupava di gestire le questioni attinenti all'ambito sanitario e anche di monitorare l'andamento dei flussi epidemici. Attraverso i contatti diplomatici e un network di spie che Venezia aveva in tutta Europa, il Magistrato della sanità doveva tentare di capire dove si trovassero i possibili focolai di peste e come gli individui e le merci si muovessero nel Mediterraneo.
“La terza ondata di peste, in ordine cronologico, è quella del 1575-77”, continua il professor Zampieri. “Fu terribile perché morì circa un terzo della popolazione: un tasso di mortalità inimmaginabile per i nostri giorni. Vennero rafforzate le misure della quarantena nel Lazzaretto Nuovo e fu in quel periodo che si consolidò, da parte dei medici, l'uso di vestire con una lunga veste che copriva da capo a piedi, compresa di guanti e cappello, e di coprire il volto con una maschera dotata di un lungo becco riempito di erbe profumate, che servivano a proteggere l'apparato respiratorio ed evitare di inspirare l'aria ammorbata.
“L'ultima grande ondata di peste, dopo la quale Venezia non conobbe più gravi epidemie di questa malattia, fu quella del 1630-31, che Manzoni raccontò nei Promessi sposi. A Venezia, la grande ondata del 1630-31 causò la morte di un terzo della popolazione. Su 140.000 abitanti, infatti, ci furono approssimativamente 50.000 decessi. Fu una pestilenza che, a quanto pare, fu in parte nascosta dal governo veneziano per evitare le possibili ripercussioni economiche. Anche alla fine di questa pestilenza ci fu un famoso ex voto.
Oggi, mentre il nostro mondo lotta per contenere la diffusione del virus del Covid, la battaglia di Venezia contro le sue pandemie può offrirci una prospettiva rinnovata. La comprensione veneziana della medicina e della scienza era sicuramente primitiva se paragonata a quella che abbiamo oggi, ma le cinque chiese votive contro la peste a Venezia sono un testamento della fede e della fiducia in Dio durante grandi prove e tribolazioni.
tags: #chiesa #venezia #dopo #la #peste

