La Storia dell'Amaretto: Dalle Origini Toscane al Successo Mondiale di Saronno
Sebbene oggi il nome Amaretto sia indissolubilmente legato a Saronno, la versione morbida di questo biscotto affonda le sue radici in Toscana. Le monache, infatti, per ringraziare i benefattori, impastavano mandorle tritate, uova e zucchero con cui realizzavano piccoli coni. Le mandorle rappresentavano un bene prezioso, ricevuto abitualmente dai parenti delle giovani di origine siciliana mandate al nord per abbracciare la fede. Tuttavia, i mandorli erano presenti anche a Santa Croce sull’Arno, dove oggi si coltivano gli ulivi, creando un misto di mandorle locali e quelle portate al monastero dai benefattori.
Santa Croce sull’Arno era rinomata non solo per le sue concerie, ma anche per l’allevamento del baco da seta. Il traffico fluviale sull’Arno permetteva a molti viandanti, prima di ripartire, di ricevere in omaggio questo biscotto, particolarmente adatto a resistere ai lunghi viaggi.

La Ricetta Tradizionale dell'Amaretto Santacrocese
Gli amarettai gelosamente custodiscono i dettagli delle loro ricette. Tuttavia, è noto che la base è composta da tre ingredienti fondamentali: mandorle, zucchero e uova. Alcuni produttori aggiungono il limone, mentre l'uso dell'ostia varia: pochi la utilizzano, principalmente per evitare che il biscotto si attacchi alla teglia durante la cottura.
La procedura di lavorazione originaria prevede una leggera tostatura delle mandorle per facilitarne la rimozione della pellicola. Recentemente, alcuni produttori hanno sostituito questa fase con la bollitura delle mandorle. Successivamente, le mandorle vengono macinate e impastate con zucchero, uova e scorza grattugiata di limone. Da questo composto si formano dei mucchietti, dalla forma più o meno conica, che vengono cotti in forno ben caldo.
Il vero segreto dell'Amaretto Santacrocese risiede nelle mani dell’artigiano: chi trita, impasta e dà forma. Un giro tra gli amarettai rivela che nessun biscotto è identico all’altro. Le forme sono simili ma mai uguali, e il gusto varia leggermente, poiché ogni artigiano infonde la propria unicità nel prodotto fatto a mano, rendendo le forme irregolari e il gusto mutevole un pregio.

La Festa dell'Amaretto a Santa Croce sull’Arno
Ogni anno, in occasione della festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), Santa Croce sull’Arno celebra la Festa dell'Amaretto Santacrocese. Quest’anno si festeggia la 30ª edizione, con il lancio di un nuovo progetto: l’Associazione degli Amarettai di Santa Croce sull’Arno. Questa associazione, con il supporto del Comune, mira a promuovere l’immagine del biscotto anche al di fuori della regione.
La festa, che inizia alle 9:30, offre per tutto il giorno attività per grandi e piccini nel centro storico. Testimonial d’eccezione di quest’anno è lo chef Cristiano Tomei, che preparerà una ricetta speciale con l’amaretto. Sarà presente anche Slow Food.
Gli amarettai stanno lavorando per declinare l’amaretto in una serie di prodotti da pasticceria, lievitati e persino gelati, consumabili durante tutto l’anno. Molti ristoranti utilizzano questo biscotto per arricchire alcuni dei loro piatti.
Saronno: La Città degli Amaretti e del Liquore
Saronno, un tempo via di collegamento tra Lugano e Milano, è una città ricca di storia e monumenti artistici, da sempre legata alle vicende del capoluogo lombardo. Situata nella parte alta della Lombardia, Saronno è celebre in tutto il mondo per i suoi dolci, gli amaretti, e per l’omonimo liquore.
Questi biscotti unici hanno reso Saronno un’eccellenza nella pasticceria a livello mondiale. La loro genesi è strettamente legata alla famiglia Lazzaroni, che nel 1700 si trasferì da Teglio avviando un piccolo laboratorio familiare. Nel 1888 nacque la D. Lazzaroni & C., che legò indissolubilmente il suo nome al biscotto, tanto che spesso si fa riferimento all’omonimo marchio quando si parla di amaretti di Saronno.

Amaretti di Saronno: Storia e Leggenda
Dall’aspetto minimale e dalla consistenza solida, quasi dura, gli amaretti rientrano nel vasto gruppo dei biscotti secchi dal sapore intenso, perfetti da abbinare a bevande calde. Sono amatissimi in tutto il mondo e indissolubilmente legati a Saronno.
La leggenda narra che pochi ingredienti mescolati sapientemente - zucchero, armelline e albume - furono utilizzati da una giovane coppia per realizzare dei dolcetti da offrire in dono al cardinale Benedetto Erba Odescalchi. L’arcivescovo di Milano, in visita al santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno nel 1718, ricevette queste piccole bontà, che furono ribattezzate appunto amaretti.
Al di là delle leggende, la vera storia degli amaretti è riconducibile alla famiglia Lazzaroni. Ciò che li caratterizza è una consistenza croccante ma al contempo leggera, con un delicato retrogusto amarognolo dato dalle mandorle e dall’armellina (il seme contenuto nei noccioli di pesca e albicocca, presente in dosaggi calibrati sotto forma di essenza). A caratterizzare questi dolci sono anche le confezioni: l’azienda si è sempre affidata a delicati incarti di velina colorata, che, secondo una leggenda metropolitana, potrebbero realizzare i desideri.
Le Caratteristiche degli Amaretti di Saronno
Gli Amaretti di Saronno sono biscotti estremamente friabili e croccanti, ottenuti con albume d’uovo, zucchero ed armelline. Il loro emblematico retrogusto piacevolmente amaro li rende unici e inconfondibili.
Gli ingredienti base sono: albume d’uovo, armelline e zucchero. Questi tre semplici componenti danno vita a un amaretto dalla consistenza croccante e friabile e dal sapore unico, che bilancia perfettamente il dolce e l’amaro.
Le confezioni sono altrettanto iconiche: i biscottini, ricoperti di granella di zucchero, sono posizionati a coppie e avvolti da carta velina colorata, simile a una caramella. Un tempo, era tradizione arrotolare l’involucro, sistemarlo in verticale e bruciarne l’estremità superiore, attendendo che svolazzasse in aria come un piccolo rituale che rendeva ancora più iconici gli Amaretti di Saronno.

La Produzione e la Battaglia Legale
La produzione degli amaretti locali è stata recentemente oggetto di una strenua battaglia legale tra due rami dell’attività della famiglia Lazzaroni.
- D. Lazzaroni & C.: detentrice del marchio registrato Amaretto di Saronno, specializzata nella produzione di biscotti e prodotti da forno. Questa società non ha più sede a Saronno e la sua proprietà è stata ceduta dalla famiglia a una multinazionale.
- Paolo Lazzaroni & Figli: ancora di proprietà della famiglia, produttrice dal 1851 del liquore Amaretto Lazzaroni 1851 e di altre bevande alcoliche. Ha recuperato dagli antichi archivi di famiglia diverse ricette di prodotti da forno, inclusi gli amaretti.
La commercializzazione degli amaretti da parte di Paolo Lazzaroni & Figli è stata inizialmente contestata dalla D. Lazzaroni & C. Oggi, con il marchio Chiostro di Saronno, la Paolo Lazzaroni & Figli è stata prosciolta da ogni accusa ed autorizzata a proseguire la produzione della sua linea di Amaretti.
La battaglia legale è iniziata con una serie di azioni e accuse da parte della D. Lazzaroni & C. (allora di proprietà del Gruppo Ragosta) in merito ai caratteri e ai marchi dell’azienda saronnese. Dopo diverse udienze, nel gennaio 2012 la posizione della Paolo Lazzaroni & Figli è stata definita con la completa archiviazione di tutti i capi d’accusa. Il giudice monocratico ha disposto un proscioglimento predibattimentale, chiudendo definitivamente questa lunga vicenda.
Amaretti in Cucina
Gli amaretti si adattano ad ogni momento della giornata: ottimi consumati a fine pasto, magari accompagnati da un bicchiere di vino dolce, o per un delizioso tè pomeridiano. Possono anche trasformarsi in un insolito ingrediente per la preparazione di originali ricette dolci e salate.
Esempi includono la torta paesana brianzola, i tortelli di zucca mantovani e i casoncelli bergamaschi, dove gli amaretti arricchiscono il ripieno. Il produttore Chiostro di Saronno propone anche le ricette dei Tortelli di zucca con ripieno di Amaretti e delle Pesche all’Amaretto.
Ricetta: Pesche all'Amaretto
Ingredienti:
- 2 grosse pesche gialle
- 8 Amaretti
- 1/2 bicchiere di liquore Amaretto
- 20 grammi di burro
- Zucchero vanigliato
Preparazione:
- Tagliare le pesche a metà e privarle del nocciolo, disponendole in una pirofila imburrata con il taglio rivolto verso l’alto.
- Preparare la farcitura sbriciolando gli amaretti e mescolandoli con il liquore Amaretto.
- Riempire l’incavo delle pesche lasciato dal nocciolo con il composto ottenuto.
- Cospargete di zucchero vanigliato e infornare a 180°C per 15 minuti.
- Servire le pesche ancora calde.

Il Liquore Amaretto: Disaronno
Le origini del liquore Amaretto di Saronno sono anch’esse avvolte nella leggenda e risalgono al Cinquecento. La storia è legata al pittore Bernardino Luini, discepolo di Leonardo da Vinci. Per ritrarre la Madonna all’interno del santuario della Beata Vergine dei Miracoli, l’artista scelse come modella una bella locandiera. La donna, come segno di gratitudine, gli donò un liquore ambrato e profumato da lei realizzato, trasformando Luini in una sorta di testimonial ante litteram dell’Amaretto di Saronno, oggi noto come Disaronno.
Il prodotto Made in Italy si affacciò sui mercati esteri, affermandosi in breve tempo e diventando il liquore italiano più venduto al mondo. Disaronno è proprietà al 100% della famiglia Reina, che negli ultimi decenni ha acquisito numerosi brand, tra cui Tia Maria, The Busker, Artic, Isolabella, Zucca e Aurum.

L'Evoluzione del Packaging e del Nome
Nella storia del liquore Disaronno, il packaging ha sempre giocato un ruolo determinante. Il cambio di bottiglia, dal contenitore cilindrico alla forma quadrata nel 1942, rese subito il prodotto più riconoscibile. Fu negli anni Settanta che un maestro vetraio di Murano realizzò l’iconica bottiglia quadrata in vetro martellinato, con il tappo anch’esso quadrato, oggi conosciuta in tutto il mondo.
Il vero restyling è stato però del nome: dall’iniziale Amaretto di Saronno si è giunti nel 2001 a Disaronno, scelto per ragioni di marketing e per riposizionare il prodotto, aprendosi a nuovi mercati.
Liquore Amaretto Luxardo - Un ottima alternativa al classico Disaronno
Disaronno nella Mixology
Negli ultimi dieci anni, ILLVA Saronno ha lanciato nuovi prodotti per rispondere alle crescenti richieste dal mondo della mixology. Disaronno è un liquore di grande versatilità, apprezzabile anche "on the rocks", ed è noto per le molteplici versioni miscelate, segno del suo frequente utilizzo nei cocktail.
Disaronno è protagonista della trilogia criminale rappresentata dagli iconici drink:
- Godfather: a base di whisky
- Godmother: con vodka
- French Connection: con aggiunta di cognac
Il Disaronno Velvet Batida, lanciato per l’estate 2022, si caratterizza per la bassa gradazione alcolica e la semplicità della ricetta, ottenuta con parti uguali di Disaronno Velvet e acqua di cocco con aggiunta di ghiaccio tritato.
Il Territorio di Saronno
Situata nella regione della Lombardia denominata Altomilanese, Saronno è una località storica della provincia di Varese, adagiata in prossimità dell’intersezione delle quattro province di Milano, Como, Varese e Monza e Brianza. Attraversata dal torrente Lura, offre scorci ricchi di storia e fascino, con testimonianze sia civili che religiose.
Il profondo legame con il Cristianesimo e la cultura cattolica è evidente percorrendo l’asse principale della struttura urbana, chiamato "Asse delle Tre Chiese", che collega il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, la chiesa di San Francesco e la chiesa Prepositurale dei Santi Pietro e Paolo.
Da non perdere sono le ville storiche Koelliker e Giannetti, i numerosi monumenti commemorativi e gli incantevoli scenari del Parco del Lura.

Le Chiese di Saronno
Saronno vanta un patrimonio religioso di notevole importanza:
- Santuario della Beata Vergine dei Miracoli: meta di pellegrinaggio, conserva affreschi di Gaudenzio Ferrari e opere di Bernardino Luini.
- Chiesa di San Francesco: monumento nazionale dal 1931, è la chiesa più antica della città.
- Chiesa Prepositurale dei Santi Pietro e Paolo: il Duomo di Saronno, simbolo della città, risalente al 1783.
- Chiesa di Sant'Antonio Abate: importante durante il periodo della peste, con un lazzaretto adiacente. Conserva statue di San Rocco e delle vittime della peste.
- Chiesa di San Giacomo: solitamente adibita a messe ortodosse e ritiri di catechismo, ricca di affreschi e dipinti.
Ogni anno, la parata cittadina vede la popolazione vestirsi con abiti del '500-'800 per rievocare usi e costumi dell’epoca.
La Denominazione e la Cultura degli Amaretti
Sebbene la denominazione "Amaretto di Saronno" venga spesso utilizzata per definire differenti tipi di amaretto duro, il biscotto della località lombarda ha un'identità ben definita che fa riferimento ai soli biscotti di produzione riconducibile ai marchi della famiglia Lazzaroni.
I caratteristici incarti di carta velina degli Amaretti di Saronno sono protagonisti di una simpatica leggenda metropolitana: si dice che se, arrotolando l’incarto, sistemandolo in piedi su un piattino e infiammandolo, questo svolazza verso l’alto, un desiderio potrà essere esaudito.
Famosi in tutto il mondo, gustosi e croccantissimi, gli Amaretti di Saronno sono una vera istituzione. La loro storia secolare, la semplicità della ricetta e l’inconfondibile retrogusto amarognolo ne fanno una specialità unica e irresistibile.
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