Salmone: Inquinamento, Cause, Effetti e Rimedi
Il rapporto tra il salmone e il nostro frigorifero è cambiato radicalmente negli ultimi venti anni. Da alimento semi-sconosciuto, il salmone è diventato un ospite fisso, acquistato fresco e soprattutto affumicato. Nel primo semestre del 2016, ad esempio, gli acquisti di questo prodotto sono aumentati del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La quasi totalità del salmone consumato è importato, principalmente da Norvegia e Scozia, sebbene Svezia e Danimarca figurino ufficialmente come i maggiori fornitori per ragioni fiscali, dato che la Norvegia non è membro dell'Unione Europea.
Oltre a Norvegia e Scozia, il Cile è un altro dei maggiori produttori mondiali di salmone, rifornendo principalmente Giappone, Nord America e Unione Europea. I consumatori europei, in particolare, prediligono il salmone affumicato rispetto a quello fresco, apprezzandone la comodità di preparazione e la sua "presenza scenica" a tavola.

Il Salmone Atlantico d'Allevamento: Una Produzione Massiccia
Circa il 90% del salmone congelato e affumicato acquistato a livello globale proviene dal salmone atlantico (Salmo salar) di allevamento. Le altre specie, prevalentemente presenti nel Pacifico, sono destinate in gran parte ai mercati americano e giapponese e rappresentano una quota residuale.
La principale preoccupazione legata a questa produzione massiccia è la sostenibilità. Per combattere i parassiti che proliferano nelle affollate gabbie d'allevamento, vengono rilasciate in mare sostanze chimiche altamente inquinanti che si disperdono nelle acque.
Inoltre, essendo il salmone un pesce carnivoro, per anni la sua alimentazione si è basata quasi esclusivamente su farine e olio di pesce, creando un circolo vizioso: si alleva pesce per nutrire altro pesce d'allevamento. Solo recentemente si stanno introducendo nella dieta del salmone atlantico proteine vegetali, sebbene queste non sostituiscano ancora completamente quelle animali.
Per ottenere le carni dal caratteristico colore rosato, richiesto dal mercato, gli allevatori aggiungono carotenoidi al mangime.
Proprietà Nutritive e Rischi del Salmone Affumicato
Il salmone, sia fresco che affumicato, è un alimento ricco di proprietà nutritive. Il salmone fresco è un'ottima fonte di proteine, vitamine B e D, magnesio e selenio. Tuttavia, il salmone affumicato presenta un'alta concentrazione di sodio: tre etti possono contenerne 666 milligrammi, più di un terzo del valore giornaliero raccomandato, a fronte dei soli 50 milligrammi presenti nella stessa porzione di salmone fresco e cotto.
La maggior parte del salmone viene affumicato a freddo, un processo che non raggiunge temperature sufficientemente elevate per eliminare potenziali batteri nocivi.
Salmone in Gravidanza: Consigli e Avvertenze
Durante la gravidanza, il salmone rappresenta un'ottima fonte di omega-3, fondamentali per lo sviluppo del feto. Gli esperti ne suggeriscono l'assunzione una o due volte a settimana.
È consigliato il consumo di salmone fresco, anche marinato. Al contrario, il salmone affumicato è da evitare, indipendentemente dal metodo di cattura, trattamento o conservazione. Questo perché presenta un rischio maggiore di contaminazione da Listeria monocytogenes, batterio responsabile della listeriosi.
Rischi per la Salute: Tossine e Potenziale Cancerogenicità
Studi indicano che il consumo di cibi affumicati, come carne e pesce, può esporre l'organismo a sostanze con potenziale attività cancerogena, aumentando il rischio di sviluppare cancro allo stomaco. Questi rischi sono legati alle tecniche di preparazione e all'uso di aromi ricchi di nitriti, impiegati per accelerare il processo di affumicatura.
Per chi non vuole rinunciare al salmone affumicato, si consiglia di acquistarlo da rivenditori affidabili, consumarlo entro la data di scadenza e conservarlo correttamente refrigerato.

Allevamento Intensivo: Impatti Ambientali e Socio-Economici
L'allevamento industriale di salmone è un'attività che presenta gravi criticità per la sicurezza alimentare, la salute umana e l'ambiente. Il mercato è stato "dopato" da un'elevata produzione legata a pratiche di allevamento intensivo, definite come attività estrattiva, inquinante, ingiusta e inefficiente.
Una parte significativa della materia prima utilizzata per nutrire i salmoni è più nutriente degli esemplari stessi. A livello globale, il pesce proveniente da allevamenti supera ampiamente quello pescato negli oceani per il consumo umano. L'acquacoltura, in crescita esponenziale, nel 2022 valeva oltre 312 miliardi di dollari.
L'allevamento di specie che richiedono mangimi, come il salmone atlantico, comporta un utilizzo massiccio di pesce selvatico. Si stima che un quinto del pescato annuale mondiale sia destinato alla produzione di mangimi, la maggior parte dei quali viene utilizzata per l'allevamento di altri pesci. Nel 2022, 17 milioni di tonnellate di sardine, acciughe e aringhe sono state impiegate per la produzione di farina e olio di pesce (FMFO).
L'industria sostiene di aumentare l'utilizzo di sottoprodotti per ridurre la pressione sugli oceani, ma i dati indicano una crescita limitata di tale pratica. Se l'acquacoltura continuerà la sua espansione aggressiva, la produzione di farina di pesce aumenterà del 9% e quella di olio del 12% tra il 2022 e il 2032.
Il Ciclo Vizioso dell'Alimentazione del Salmone
Il salmone è un pesce carnivoro, posizionato in cima alla catena alimentare. Per produrre un solo chilo di salmone, sono necessari fino a sei chili di pesce selvatico trasformato in FMFO, di cui il salmone trattiene solo una minima parte dei nutrienti.
La crescita degli allevamenti è stata proporzionale alla diminuzione delle popolazioni di pesce selvatico, ora in pericolo a livello globale. L'allevamento favorisce la diffusione di specie invasive, come i pidocchi di mare, e l'incrocio con esemplari selvatici indebolisce la genetica delle popolazioni.
Gli allevamenti a reti aperte rilasciano nell'ambiente plastiche, sostanze chimiche, feci di pesce, scarti di cibo e antibiotici. In Scozia, gli impianti di allevamento di salmone hanno violato le norme ambientali più di cento volte in soli due anni.
Una indagine sotto copertura svela le sofferenze dietro gli allevamenti scozzesi di salmone
Conseguenze Globali dell'Industria del Salmone
Nonostante la crescente consapevolezza sugli impatti ambientali e socio-economici, l'industria del salmone è cresciuta del 600% tra il 1990 e il 2020, supportata da banche, investitori privati, governi e fondi pensione.
Questa crescita ha portato a un aumento dei profitti per gli investitori e a un peggioramento dei danni ambientali e dell'insicurezza alimentare delle popolazioni.
La "Pesca di Riduzione" e i suoi Effetti
La pesca per la produzione di farina e olio di pesce, nota come "pesca di riduzione", colpisce le popolazioni di pesce pelagico. Le alacce, ad esempio, una fonte essenziale di proteine per la sicurezza alimentare in Africa occidentale, vengono utilizzate per produrre olio di pesce. Nel 2020, la quantità di olio di pesce acquistata da aziende norvegesi avrebbe potuto soddisfare il fabbisogno alimentare di 2,5-4 milioni di persone per un anno intero.
Questa pratica danneggia i piccoli pescatori locali, aumentando i prezzi del pesce per le comunità. Nel 2023, il prezzo dell'alaccia è aumentato da 0,25 a 1,50 euro al chilogrammo.
L'allevamento industriale di salmone incide anche sulle disuguaglianze di genere. Il pesce utilizzato per la FMFO è ricco di nutrienti essenziali come ferro, zinco e calcio, negati alle popolazioni locali, dove molte donne soffrono di anemia. Inoltre, le donne sono spesso quelle che lavorano e vendono il pesce.
Le acciughe peruviane, principale fonte globale di FMFO, sono in pericolo a causa della crisi climatica e dell'azione dei giganti dell'acquacoltura. Si prevede una riduzione della loro biomassa del 14% entro la metà del secolo.
Il Caso del Cile e le Restrizioni Globali
In Cile, il salmone non è una specie autoctona. Introdotto negli anni '80 per volontà politica, ha visto lunghi tratti di litorale concessi a giganti esteri per la pesca di specie autoctone da trasformare in mangimi. Oggi, il Cile è il secondo esportatore mondiale di salmone, ma i lavoratori guadagnano poche centinaia di euro al mese.
Molti siti produttivi si trovano in Patagonia, un'area ricca di parchi naturali protetti, subendo impatti devastanti.
In diversi Paesi si stanno diffondendo restrizioni per ridimensionare i piani di espansione delle industrie di allevamento di salmone. Tuttavia, mentre si nega loro agibilità, si concedono enormi finanziamenti.
Finanziamenti e Investimenti nell'Industria del Salmone
Tra il 2015 e il 2024, le principali aziende di allevamento di salmone hanno ricevuto decine di miliardi di dollari in crediti e investimenti. Gli istituti finanziari hanno prestato circa 18,8 miliardi di dollari, con la maggior parte dei creditori globali europei (Nordea, DNB).
Gli investimenti diretti ammontano a 12 miliardi di dollari, con il Fondo Pensione Governativo Norvegese in testa. Altri importanti investitori includono BlackRock, Storebrand e Vanguard.
La Norvegia domina il settore, con società che operano in diversi continenti. John Fredriksen (Mowi) e Gustav Witzøe (SalMar) sono tra le figure più ricche legate all'industria. Mowi, il più grande produttore mondiale, ha beneficiato di finanziamenti pubblici dal governo britannico.
Campagne di Sensibilizzazione e Problematiche Etiche
La campagna "Our Fish, Notre Poisson" chiede la fine dell'utilizzo di pesce adatto al consumo umano per la produzione di mangimi, soprattutto in Africa occidentale, dove le popolazioni soffrono di insicurezza alimentare. La campagna sensibilizza sugli impatti della produzione di pesce d'allevamento e dà voce alle comunità costiere.
Le condizioni di allevamento mettono a rischio la salute umana e l'ambiente. In una vasca da 30 metri di diametro possono essere rinchiusi fino a 100.000 esemplari, creando sovraffollamento, favorendo la proliferazione di malattie e parassiti, come i pidocchi di mare.
Il benessere animale durante la macellazione è un'altra grave preoccupazione, con segnalazioni di pesci uccisi in modo crudele. Si stima che ogni anno circa il 28,2% dei salmoni inseriti nelle gabbie muoia a causa delle condizioni di allevamento.

Mortalità Elevata e Gestione dei Rifiuti
Le organizzazioni non governative ribadiscono che numeri così elevati di salmoni morti prima del tempo sono legati al proliferare di parassiti e malattie negli allevamenti intensivi.
Le malattie più comuni includono la malattia nodulare branchiale (Agd), l'anemia infettiva del salmone (Isa), la cardiomiopatia (Cms) e la pancreatite (Pd). Dati del 2020 indicano che il 64% dei casi di morte registrati nel 2019 dipendono da malattie e trattamenti sanitari.
Nel 2020, tra 4,4 e 8,9 milioni di salmoni sono stati inceneriti, sepolti o mandati in discarica, una situazione orrida rivelata da inchieste internazionali.
L'Argentina è stato il primo paese al mondo a rendere illegali gli allevamenti di salmoni.
Inquinamento Marino e Rifiuti degli Allevamenti
I rifiuti organici e chimici degli allevamenti di salmone possono uccidere la vita marina sul fondo del mare. Determinano una cattiva qualità dell'acqua e la formazione di fioriture algali dannose.
Medicinali, antibiotici e insetticidi vengono rilasciati nell'ambiente, risultando tossici per i pesci, altri organismi marini, uccelli e mammiferi. I danni maggiori sono per l'ecosistema circostante.

Alternative Sostenibili e Certificazioni
Per chi desidera consumare salmone, esiste l'alternativa dell'allevamento "distensivo", dove gli animali hanno spazio per muoversi, assumono mangimi naturali e privi di sostanze chimiche.
Un salmone proveniente da allevamenti a vita selvatica si riconosce da alcune caratteristiche: la carne che ritorna alla sua forma dopo essere stata premuta con un dito (a differenza del salmone grasso d'allevamento intensivo, che trattiene l'impronta) e la certificazione ASC (Aquaculture Stewardship Council).
I pesci con certificazione ASC vengono nutriti con mangimi più sostenibili, protetti dalle malattie con un uso minimo o nullo di sostanze chimiche e antibiotici, e l'impatto degli allevamenti sull'ambiente è ridotto al minimo. La rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato filetti di salmone, riscontrando la presenza di pesticidi e metalli pesanti in alcuni campioni biologici e di etossichina in campioni d'allevamento.
Certificazione ASC in Scozia
Mowi Scotland ha ottenuto la certificazione ASC per quattro dei suoi allevamenti di salmone in mare, portando a otto il totale degli allevamenti scozzesi certificati. Gli standard ASC sono riconosciuti come i più solidi e di ampia portata per l'acquacoltura responsabile globale.
Salmone Selvatico vs. Salmone d'Allevamento: Differenze Nutrizionali e di Qualità
Il salmone selvatico, grazie alla sua alimentazione naturale, ha carni di colore rosato uniforme e un basso tasso di tessuto adiposo. I salmoni d'allevamento, nutriti con mangimi a base di altri pesci, cereali e soia, hanno carni più sbiadite. Per soddisfare le richieste del mercato, vengono aggiunti coloranti e additivi.
La rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato 23 filetti di salmone, riscontrando che solo due campioni di salmone selvatico dell'Alaska hanno ottenuto il giudizio di "molto buono", distinguendosi per freschezza e corretto equilibrio nutrizionale.
I medici norvegesi sconsigliano alle donne in gravidanza di mangiare salmone d'allevamento a causa dell'elevato contenuto di tossine. La dottoressa Anne-Lise Bjorke ha rischiato la carriera per aver diffuso questa informazione.
Negli ultimi anni, il 30% del salmone consumato è selvatico, ma pescato senza criteri, mentre il 70% proviene da allevamento intensivo, con gravi compromissioni per la salute di specie animali e vegetali.

Il Ruolo Ecologico del Salmone Selvatico
Il salmone selvatico, grazie alle sue migrazioni, contribuisce alla fertilizzazione di foreste in Canada e Alaska. Le femmine depongono le uova e muoiono, mentre i maschi fecondano le uova e si prendono cura della prole prima di cessare a loro volta di vivere, rilasciando sostanze nutritive nell'habitat fluviale.
Le carcasse dei salmoni introducono nell'ambiente terrestre un isotopo di azoto di origine oceanica, che agisce come potente fertilizzante per l'ecosistema forestale.
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