Bastoncini di merluzzo: analisi e richiami
I bastoncini di pesce, una soluzione comoda per la cena, specialmente quando si ha poco tempo o per i bambini, sono finiti sotto accusa. La loro praticità e il sapore gradito ai più piccoli spesso prevalgono su considerazioni etiche, ambientali e persino salutistiche.

Lo studio svizzero e le sostanze preoccupanti
Uno studio della rivista svizzera di consigli ai consumatori Bon à Savoir, riemerso di recente in Italia ma risalente all'ottobre scorso, ha analizzato quindici diversi marchi di bastoncini di pesce, rilevando la presenza di sostanze potenzialmente dannose in tutti i campioni. Le principali preoccupazioni riguardano:
- Glicidolo: una sostanza presente nella raffinazione degli oli vegetali usati per la frittura.
- Acrilammide: derivante dagli zuccheri presenti nella panatura.
- 3-MCPD: una sostanza riscontrata in molti alimenti processati.
Sebbene queste sostanze fossero presenti in quantità ridotte, al di sotto della soglia di pericolo, la loro presenza in un alimento consumato frequentemente, soprattutto dai bambini, ha destato allarme. I bastoncini di pesce sono infatti spesso destinati ai più piccoli, trovandosi persino nei menu di alcune mense scolastiche.
Storia e diffusione dei bastoncini di pesce in Italia
I bastoncini di pesce fecero la loro comparsa in Italia nel 1967, con l'avvio della produzione da parte dello stabilimento Findus a Cisterna di Latina. Findus è tuttora leader nel mercato italiano di questo segmento. Il successo fu immediato e ininterrotto fino ai giorni nostri, favorito dall'indubbia praticità di un prodotto "pronto al consumo".
Secondo l'Istituto Italiano Alimenti Surgelati (IIAS), dallo stabilimento di Cisterna escono ogni anno 350 milioni di bastoncini di pesce destinati al mercato italiano. Se messi in fila, questi bastoncini coprirebbero per tre volte l'intera circonferenza della Luna. Circa 10 milioni di famiglie italiane consumano abitualmente questo prodotto, riuscendo anche a far mangiare il pesce, alimento non sempre gradito ai bambini ma essenziale per una dieta equilibrata, specialmente durante la crescita.

I problemi legati ai bastoncini di pesce
Tuttavia, focalizzarsi unicamente sulla presenza di sostanze nocive rischia di far perdere di vista il quadro generale. Il vero problema, secondo alcuni, risiede nel considerare un parallelepipedo impanato di merluzzo un degno sostituto nutrizionale del pesce fresco, e nel consumarlo troppo frequentemente.
Viene sollevato il dubbio sull'effettiva difficoltà di preparare in modo semplice e veloce un filetto di pesce fresco impanato e cotto in padella o al forno, una pratica comune in passato. Si osserva una tendenza generale a dimenticare la semplicità di piatti tradizionali, ricorrendo a scorciatoie meno salutari.
Percentuale di pesce nei bastoncini
Uno studio più recente condotto dalla rivista Il Salvagente su otto marchi di bastoncini di pesce ha evidenziato che il contenuto medio di pesce è del 65%. Sebbene questo valore sia più alto rispetto al passato, quando alcuni prodotti scendevano anche al di sotto del 50%, rimane un dato su cui riflettere.

Alimenti processati e impatto ambientale
Prima ancora di preoccuparsi dei residui di sostanze potenzialmente cancerogene, si dovrebbe prestare attenzione agli alimenti processati in generale. Questi sono presenti nelle nostre diete in misura maggiore di quanto si pensi e possono essere dannosi per la salute sotto molteplici aspetti. Alcuni chiedono a gran voce etichette più chiare che avvisino i consumatori dei rischi associati.
Un'altra questione cruciale è l'impatto ambientale. L'industria legata ai prodotti ittici contribuisce significativamente allo spopolamento degli oceani. Questo dovrebbe portare a un consumo di pesce più ridotto e consapevole, con un'attenzione particolare ai prodotti della grande distribuzione.
In sintesi, i bastoncini di pesce potrebbero non rappresentare la scelta alimentare ideale per il consumo quotidiano, né per i bambini né per gli adulti, e le problematiche vanno oltre la semplice presenza di sostanze potenzialmente nocive.
La precisazione dell'Istituto Italiano Alimenti Surgelati (IIAS)
A seguito del clamore suscitato dalla questione dei bastoncini di pesce, l'Istituto Italiano Alimenti Surgelati (IIAS) ha rilasciato una nota per fare chiarezza. L'Istituto assicura che i bastoncini di pesce commercializzati in Italia sono sicuri per il consumo e rispettano le normative europee sulla sicurezza alimentare. I livelli di contaminanti citati sono risultati al di sotto dei limiti massimi previsti dall'UE e delle dosi giornaliere tollerabili (TDI) raccomandate dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
L'IIAS sottolinea che la produzione di bastoncini di pesce, come per altri surgelati in Italia, è sottoposta a rigorosi controlli da parte delle aziende e delle autorità pubbliche, garantendo la massima salubrità del prodotto in ogni fase. Questo rappresenta una conferma di qualità e sicurezza per il consumatore.
Viene inoltre specificato che i bastoncini di pesce in commercio, conformi alla normativa vigente, non contengono conservanti (per legge non potrebbero farlo) né additivi, informazioni verificabili sui siti aziendali e negli elenchi degli ingredienti. L'Istituto fa riferimento a un'analisi tedesca che avrebbe riscontrato contaminanti potenzialmente cancerogeni in 11 bastoncini di pesce surgelati su 19 testati, attribuendo la causa alla prefrittura, passaggio necessario prima della surgelazione industriale. Si menziona che l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica il 3-MCPD come "possibile" cancerogeno per l'uomo e che studi su animali hanno mostrato danni renali. Di conseguenza, l'EFSA ha stabilito una dose massima giornaliera tollerabile per il 3-MCPD.
I bastoncini di pesce a MASTERCHEF
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