Patatina in vista sotto l'ombrellone: significato e curiosità
Tenetevi cara la pelle anche quando vi sedete all'ombra. Le radiazioni solari, si sa, passano pure attraverso la stoffa dei vari tipi di parasole comunemente usati sulle spiagge o in giardini e terrazze. Ora un team di ricercatori dell'Università spagnola di Valencia ha quantificato la dose di raggi che riesce a raggiungere l'epidermide mentre ci si accomoda al fresco.
La scienza dietro l'ombrellone
«Innanzitutto bisogna distinguere fra la luce che arriva direttamente dal sole e la radiazione diffusa che penetra dai lati», spiega José Antonio Martínez-Lozano, coautore della ricerca. Per le loro misurazioni, gli scienziati spagnoli hanno posizionato dei sensori per raggi UV alla base dei classici ombrelloni in tela a righe bianche e blu, alti un metro e mezzo e con una circonferenza di 80 centimetri. Sono così riusciti a rilevare che il sistema funziona alla perfezione per la luce diretta (che riesce a filtrare attraverso la tela solo in piccolissima parte, intorno al 5 per cento), mentre le radiazioni diffuse penetrano attraverso i lati.

E se si tiene conto del fatto che i sensori posizionati sono rimasti immobili, quando invece le persone cambiano posizione fra sedute e sdraiate, la percentuale di luce solare che colpisce la pelle potrebbe anche essere superiore.
Sole: amico o nemico?
«È noto da molto tempo che ci si abbronza anche stando all'ombra», ricorda Torello Lotti, dermatologo e presidente SIDeMaST (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse). «Ma non tutti sanno che ci si può anche ustionare se si ha un fototipo chiaro (1 o 2) e se gli UV riverberano in maniera sufficiente dall'ambiente circostante.»
Sia ben chiaro, però: prendere il sole non è proibito. Anzi, il sole è amico della nostra salute e la carenza di vitamina D (che l'organismo sintetizza in gran parte proprio grazie all'azione dei raggi ultravioletti assorbiti dalla pelle) è connessa a molte patologie, come le malattie auto-immuni, le infezioni, i disturbi cardiovascolari e persino i tumori. Il pericolo, semmai, sono le esposizioni intense su aree del corpo poco abituate al sole e le scottature ripetute, in particolare nei più piccoli.
I consigli degli specialisti sono sempre gli stessi: chi ha pelle molto chiara dovrebbe ripararsi anche con abiti e cappelli. Per tutti, poi, è importante usare occhiali da sole e creme, evitare le ustioni e le ore più calde del giorno. «Insomma», conclude Lotti, «fra le varie cose, ricordate di mettere in valigia creme protettive e... buon senso».
"Patatina in vista sotto l'ombrellone": un modo di dire da decifrare
Sebbene il testo fornito si concentri principalmente sugli aspetti legati alla protezione solare e alle dinamiche delle spiagge, include anche una sezione dedicata ai modi di dire legati alle patate. Il modo di dire "patatina in vista sotto l'ombrellone" non è esplicitamente presente nel testo, ma possiamo ipotizzare il suo significato basandoci sulle espressioni simili fornite.
I modi di dire sono parte integrante della nostra lingua e riflettono spesso aspetti culturali e storici della società. Poiché le patate rappresentano un cibo alla base dell’alimentazione di molti popoli, sono diventate protagoniste di svariati modi di dire diffusi ancora oggi.
Espressioni comuni legate alle patate:
- "Patata bollente": L'origine di questo modo di dire è piuttosto intuitiva: una patata bollita da poco non è semplice da tenere in mano senza scottarsi, quindi viene istintivo passarla rapidamente a qualcun altro. Questo modo di dire può essere utilizzato in diversi contesti, come quello lavorativo, familiare o sociale. Ad esempio, nella politica, un progetto controverso o una decisione impopolare possono essere considerati come una “patata bollente”.
- "Spirito di patata": Si riferisce a un tipo di umorismo considerato banale, poco divertente e poco brillante. L’origine dell’espressione può essere collegata all’idea che una patata, essendo un alimento comune e povero, rappresenti qualcosa di poco valore.
- "Sacco di patate": Ci si riferisce a una persona o a un oggetto che appare inerte. Questo modo di dire viene spesso usato in tono scherzoso o leggermente dispregiativo per descrivere una persona goffa o pigra e si utilizza anche nello sport.
- "Idem con patate": La frase è utilizzata per enfatizzare che qualcosa è esattamente lo stesso: in latino “Idem” significa infatti “lo stesso”. Le patate in questo caso sono state aggiunte alla locuzione proverbiale perché un tempo nelle trattorie, quando si elencava il menù, si usava dire idem per il piatto principale seguito dal nome del contorno. Quindi se il piatto principale erano ad esempio i fagioli, si diceva “fagioli con cipolle” e, a seguire “idem con verza”, “idem con pomodori”, “idem con patate”.
I modi di dire legati alle patate sono solo alcuni esempi di come il linguaggio quotidiano possa essere colorito e vario, riflettendo le abitudini e le tradizioni della società. Come fa un modo di dire a diventare popolare? I modi di dire quindi arricchiscono il linguaggio e permettono di esprimere concetti complessi in modo semplice, rapido e, a volte, divertente.
Psicologo in spiaggia: la terapia comincia sotto l'ombrellone
Un'iniziativa interessante che si svolge "sotto l'ombrellone" è quella dello "Psicologo in spiaggia". L'obiettivo è abbattere i pregiudizi, promuovendo l'idea che chiedere aiuto non è segno di debolezza.
Riccione, 6 agosto 2025 - Rilassarsi al mare, staccare la mente e parlare con uno psicologo. È quello che è accaduto a Riccione, con la prima tappa dello Psicologo in spiaggia, il tour dello psicoterapeuta Alessandro Iacubino, che porta la figura del professionista della salute mentale sotto l’ombrellone. Una tenda, una brandina e qualche domanda: tanto basta per creare uno spazio d’ascolto informale ma significativo, e la sabbia del Samsara è stata scelta per dare il via al percorso tra le località balneari più note del Paese.
L’idea nasce dal desiderio di avvicinare la psicologia alle persone, uscendo dagli studi tradizionali e incontrando chi vuole esprimere un disagio, un dubbio o semplicemente ha voglia di raccontarsi. Il tour è l’occasione per sostenere la campagna Diritto a stare bene, che promuove una raccolta firme per rendere pubblica e gratuita la psicoterapia. Una proposta che ha già raccolto oltre 20mila firme e punta a superare le 50mila.
«Voglio mostrare che chiedere aiuto non è un segno di debolezza», racconta Iacubino. «C’è ancora poca conoscenza su quando sia utile rivolgersi a uno psicologo. Per questo è fondamentale fare prevenzione e fornire strumenti alle persone prima che i problemi si aggravino». Dopo aver iniziato il suo viaggio l’anno scorso dal Gargano, lo psicoterapeuta ha deciso di continuare portando la sua professionalità dove meno te l’aspetti: in spiaggia, tra sdraio e ombrelloni. Le prime persone che si sono avvicinate hanno affrontato l’iniziale reticenza e poi si sono lasciate guidare dalle domande dello specialista, che con sensibilità ha aperto spazi di riflessione. Il suo ombrellone è diventato un piccolo angolo di consapevolezza, dove il benessere mentale trova finalmente posto accanto a quello fisico.
«Non è più accettabile che la salute psicologica sia un lusso per pochi», ha detto Francesco Maesano, di Diritto a stare bene. «Il nostro obiettivo è rendere la psicoterapia accessibile a tutti. I dati, però, parlano chiaro: per ogni firma maschile raccolta, ce ne sono tre femminili, in gran parte under 27. Gli uomini sono ancora restii a chiedere aiuto».
Nel pomeriggio la giornata si è spostata in Comune, dove Iacubino ha incontrato la sindaca Daniela Angelini. «Riccione ha sempre valorizzato la salute in tutte le sue forme», ha dichiarato la prima cittadina. «Crediamo nel ruolo fondamentale dello psicologo per il benessere individuale e collettivo. Questa iniziativa lancia un messaggio importante soprattutto tra i giovani».
Rubrica Estiva - “Sotto l’ombrellone”
Quest’estate Il Pensiero Mediterraneo vi tiene compagnia anche in vacanza con una rubrica fresca, leggera e curiosa, pensata per intrattenervi sotto il sole e farvi sorridere tra un tuffo e l’altro. Quiz, indovinelli, mini-misteri, anagrammi e pillole di cultura mediterranea si intrecciano in un gioco intelligente che stimola la mente senza appesantirla. Un piccolo viaggio tra enigmi e curiosità, da condividere con amici e famiglia in spiaggia, al lago o dovunque vi porti l’estate.
1. Quiz lampo dal Mediterraneo
Rispondi senza pensarci troppo… ma attenzione alle trappole!
- In quale città del Mediterraneo si trova il mercato di Ballarò?
- a) Palermo
- b) Tunisi
- c) Atene
- Quale di questi piatti NON è nato nel Mediterraneo?
- a) Paella
- b) Sushi
- c) Moussaka
- Il faro di Alessandria era considerato una delle:
- a) 7 meraviglie del mondo antico
- b) 5 meraviglie del mondo moderno
- c) 12 templi sacri dell’antichità
- Quale isola greca è famosa per la leggenda del Minotauro?
- a) Creta
- b) Rodi
- c) Corfù
- Nel proverbio “Tra il dire e il fare…” cosa c’è di mezzo secondo la versione marinara?
- a) …il mare
- b) …l’onda
- c) …la vela
2. Indovina il proverbio marinario
Alcuni di questi proverbi esistono davvero, altri li abbiamo inventati. Indovina quali sono autentici!
- “Chi guarda troppo l’orizzonte, perde la conchiglia ai suoi piedi.”
- “Quando il vento è maestro, il marinaio è allievo.”
- “Pesce d’aprile, barca che ride.”
- “Meglio una vela strappata che un remo spezzato.”
- “Il mare non vuole padroni, ma compagni.”
3. Il giallo sotto l’ombrellone - Mistero al Lido Azzurro
Metà agosto, sole alto, spiaggia di Marina del Sud. La signora Anna, turista milanese, scopre che la sua borsa di paglia è sparita. Dentro c’erano cellulare, ventaglio di madreperla e una lettera antica in spagnolo, acquistata al mercatino dell’antiquariato.
L’ultimo ad averle parlato è Giulio, bagnino in pensione e appassionato di storia. Poi Anna nota una ragazza con tatuaggio a forma di bussola vicino al bar. Infine, un pescatore dice di aver visto un ragazzo biondo, in costume rosso, dirigersi verso il molo.
Chi è il colpevole?
- Giulio, il bagnino
- La ragazza col tatuaggio
- Il ragazzo in costume rosso
4. Mini-gioco: Anagrammi da spiaggia
Rimescola le lettere e trova la parola legata al mare:
- S I L O
- A A N A V
- G IL I V E
- AM A R A I
- TR A C O N A
La questione delle concessioni balneari: ombrelloni e diritti
Agosto, tempo di ferie, code in autostrada e polemiche balneari. E anche quest’anno, puntuale come un’onda che si infrange sempre allo stesso scoglio, è tornata la questione dei lidi. Sono passati diciannove anni - diciannove! - e l’Italia ancora nicchia sulla direttiva Bolkestein, quella norma europea che impone gare pubbliche per le concessioni demaniali, vietando proroghe automatiche e rendite di posizione. Ma noi, si sa, abbiamo sempre avuto un talento tutto nostro nel trasformare le regole europee in carta da fotocopie.
La storia è vecchia, ma la tenacia con cui viene difeso il privilegio è freschissima. Da sempre il centrodestra difende gli attuali concessionari con la stessa tenacia con cui un lido difende i suoi ombrelloni dall’invasione dei bagnanti senza biglietto. E ora che governa, non si sogna certo di cambiare spartito. Così il braccio di ferro con Bruxelles continua tra sentenze del Consiglio di Stato, moniti quirinalizi e sapienti diversivi ministeriali. Sulla carta, tutte le proroghe sono scadute nel dicembre 2024. Nella realtà, siamo ancora lì: sdraiati sotto l’ombrellone della rendita, mentre l’Europa ci guarda come la pecora nera del branco.
Nel frattempo, l’estate 2025 ha aggiunto un nuovo capitolo: molti gestori, soprattutto al Nord, si lamentano per il calo delle presenze. I consumatori, invece, parlano chiaro: i prezzi sono impazziti. In Versilia, per esempio, si è arrivati a chiedere 560 euro al giorno per una postazione. Va detto: c’era anche la cassaforte inclusa. E mentre i prezzi salgono, gli italiani cominciano a gioire delle file disdette: una piccola vendetta estiva per chi ormai considera il costo di un ombrellone e due lettini un privilegio per ricchi. Ma anche se, prima o poi, i concessionari dovranno inchinarsi alla concorrenza, chi crede che questo cambierà tutto rischia di prendere un’insolazione. Perché il problema vero non è chi gestisce le spiagge, ma quanto delle nostre coste è stato sottratto al pubblico.
Basta una passeggiata a Fregene, non lontano da Roma, per capire di cosa parliamo. Si imbocca la strada litoranea e si cerca il mare. Ma non si vede. Al suo posto: una lunga muraglia bianca, a protezione di stabilimenti esclusivi, impermeabili persino agli sguardi. Poi si scopre il dato: il 95 per cento del litorale è in concessione. A Rimini la situazione è appena migliore: il 92 per cento della costa è colonizzata da file serrate di ombrelloni. A Forte dei Marmi, per farsi un bagno, bisogna pagare nel 93 per cento dei casi. Le spiagge libere? Residuali, decorative, a volte solo corridoi tra un lido e l’altro.
Si dirà: succede dappertutto. Sbagliato. In nessun Paese europeo accade una cosa del genere. In Francia, per esempio, esiste dal 1986 la Loi Littoral, che impone regole severe e garantisce l’accesso libero alle spiagge. Risultato? In Costa Azzurra l’80 per cento delle spiagge è gratuito. In Italia, invece, la libertà di fare il bagno resta un diritto teorico, previsto dalla Costituzione ma negato nei fatti.
Certo, ci sono le eccezioni. La Puglia, per esempio, ha imposto per legge un tetto del 40 per cento alle concessioni private. A Gallipoli, capitale estiva del Salento, spiagge meravigliose sono accessibili senza pagare il dazio, con tanto di bagnini comunali e parcheggi gratuiti. Ma è un raro esempio di virtù in un Paese che ha trasformato il demanio in proprietà privata temporanea, rinnovata all’infinito. Eppure, il mare - va ricordato - è di tutti.

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