Scampia: dalla tragedia alla rinascita, il futuro delle Vele
Il 2 gennaio si è concluso lo sgombero delle Vele di Scampia, quartiere di Napoli teatro di un tragico crollo nel luglio precedente che causò la morte di tre persone. I soccorsi, concentrati nella vela celeste, sono proseguiti per tutta la notte a seguito del cedimento di un ballatoio, che aveva anche provocato il ferimento di sette bambini, le cui vite erano appese a un filo. Fin dall'inizio era evidente la necessità di un rapido svuotamento delle abitazioni.
La dignità con cui uomini, donne, bambini e anziani hanno lasciato le proprie case, in modo pacifico, rischia di essere inghiottita da una voragine di rimozione e oblio. Nel quartiere si percepiva un dolore profondo, un'eco di solitudine sconfinata. La gestione dell'emergenza richiedeva un dialogo costante e continuo. L'obiettivo era superare questa crisi come comunità unita, non come un corpo lacerato. L'immensità dell'impresa a tratti ci faceva sentire come Gulliver nella terra dei giganti, e ogni mattina la consapevolezza di quanto compiuto il giorno prima si presentava come un cammello che deve passare attraverso la cruna di un ago.
Poi, nel cuore della notte, la realtà si è finalmente svelata. La comunità delle Vele ha combattuto una battaglia per i diritti, in particolare per il diritto alla casa. Da questa prospettiva, è fondamentale raccontare come la povertà, per ciò che abbiamo potuto osservare, abbia subito una mutazione. Essa è diventata un fattore complesso, in cui si intrecciano disagio economico, psichico, precarietà sanitaria, spoliazione e fame culturale. Coltivo la speranza che tutto questo dolore rimanga incanalato nella lotta per i diritti. Migliaia di persone hanno fissato il buio troppo a lungo; ora la storia si capovolgerà. In questo contesto, la rivendicazione dei diritti è stata un processo naturale per la comunità, quasi immanente alla sua stessa essenza, non un prodotto artificiale.
In termini giuridici, l'aggettivo "abnorme" descrive qualcosa che, pur essendo astrattamente legittimo, si verifica al di fuori delle ipotesi previste. Nel luglio 2024, la Municipalità 8 di Napoli ha trovato una soluzione per i 200 nuclei familiari della vela celeste, i 104 della gialla e altri 200 della rossa, complessivamente migliaia di persone. Tutti hanno ricevuto il contributo di autonoma sistemazione. Le persone più fragili sono state ospitate in case della curia e prese in carico dai servizi sociali.
Da periferia a modello: la trasformazione di Scampia
«Scampia oggi è un’avanguardia della metropoli. Parla alla città, al Paese. E racconta che una condizione di marginalità estrema può assumere centralità non solo geografica, ma anche politica», ha affermato la vicesindaca Laura Lieto, intervenendo all'Università degli Studi di Napoli Federico II, in viale della Resistenza. In uno dei luoghi simbolo della rinascita del quartiere, sorto dove un tempo si ergeva una delle Vele, la prima edizione di “Repubblica Insieme” ha riunito politica, imprenditoria, professionisti e cittadini che da anni lottano «per abbattere i mostri di cemento, i pregiudizi e riconquistare la dignità di un popolo che non ha abbassato la testa», come ricordato da Omero Benfenati del Comitato Vele.
La giornata, intitolata “Scampia in movimento, ripartire dalle periferie”, è stata anche «un omaggio alle tre vittime del crollo di luglio», ha sottolineato Ottavio Ragone, caporedattore della redazione napoletana di questo giornale, affiancato dalla vicedirettrice Stefania Aloia. «Siamo qui perché Scampia non si è mai arresa», ha aggiunto.
All'evento hanno presenziato vertici delle forze dell'ordine, esponenti della società civile e della politica, oltre a numerosi cittadini. L'attore Alessandro Siani, in un videomessaggio, ha esortato a credere in Scampia: «Va bene l’abbattimento delle Vele, ma non dovrà mai esserci un abbattimento da parte della gente».
Il presidente della municipalità, Nicola Nardella, citando "Le città invisibili" di Italo Calvino, ha spiegato: «Lavoro tutti i giorni per contestare il concetto di periferia, perché Scampia sta diventando il centro di una conurbazione. Abbiamo attraversato momenti bui, è vero. Ma adesso stiamo compiendo un balzo in avanti».
La vicesindaca Lieto ha ribadito questo concetto, illustrando le tappe del progetto “Restart”: i primi 168 alloggi dovrebbero essere disponibili in un paio d'anni, la demolizione della Vela Gialla è a metà strada, e sono in corso iniziative per la Vela Celeste, l'unica che rimarrà in piedi ma con destinazione non abitativa. Angela Zampella, prorettrice dell'Università Federico II, ha confermato questo slancio: «Qui si guarda alla salute con la scuola di medicina e chirurgia. Ma non ci si ferma a questo. Restituire significa anche guardare ai servizi per il territorio, con grande progettualità. Sono in fase di ultimazione i laboratori dell’azienda ospedaliera, i centri di assistenza socio-sanitaria di elevatissima tecnologia. Abbiamo giovani che possono andare a lavorare nelle grandi aziende per lo sviluppo di nuovi farmaci. Ed è solo l’inizio di un percorso».
Angelo Lancellotti, presidente dell’Acen (Associazione Costruttori Edili), ha definito Scampia «un esempio» e ha sottolineato: «Il modello deve partire dal basso, dai cittadini, da quelli che si occupano del territorio. L’elemento essenziale è restituire non semplicemente un tetto ma una chance di ripartenza. L’imprenditore va dove c’è valore e per questo serve qualità della vita. Occorrono non solo incentivi, che sono anche previsti dalla legge regionale, prima bisogna fornire servizi».
Lancellotti ha sollevato il tema della sicurezza, a cui il prefetto Michele di Bari ha risposto: «Questo è il tema dei temi, soprattutto nelle periferie. Ma c’è grande attenzione con l’impegno quotidiano di decine di appartenenti alle forze dell’ordine. Si stanno facendo passi da gigante con il Comune sulla videosorveglianza e nei controlli sui cantieri. La sicurezza esige meno disuguaglianze, meno contraddizioni, meno degrado, maggiore attenzione da parte delle forze di polizia e maggiore legalità».
Il prefetto ha evidenziato che «per Scampia e Secondigliano saranno impiegati milioni di euro con il programma del commissario per le periferie, di cui 8 milioni di fondi della prefettura per il recupero e la riqualificazione dell’area di Cupa Perillo. Ci sono moltissimi elementi per immaginare un bel futuro, ma bisogna stare molto attenti sui cantieri, parliamo di una prima tranche da 200 milioni di euro».
Il dialogo con Nicola Nardella: impegno e prospettive
In un colloquio con il presidente della 8ª Municipalità di Scampia, Nicola Nardella, emerge la profonda umanità e l'impegno civile e politico nel gestire la tragedia. «Caro Michele, sono giorni di stanchezza enorme, perché è importante mantenere un contatto diretto con le persone in maniera ininterrotta. Molti sono spaventati e, giustamente, vogliono rassicurazioni per il loro futuro. Intanto il dolore è fortissimo. La notte della tragedia nella vela celeste, si sentivano le urla disperate dei bambini», ha dichiarato Nardella.
Attualmente, un centro della protezione civile è stato allestito fuori dalla vela, e gran parte degli abitanti ha trovato rifugio nella Facoltà di medicina della Federico II. «È stata una scelta giusta perché l’università appartiene ai cittadini di Scampia ed è corretto che sia nella loro disponibilità in un momento così tragico. Un numero enorme. Solo oggi siamo riusciti a far arrivare le brandine. Intanto c’è stata una solidarietà diffusa di proporzione inimmaginabile», ha aggiunto.
Il crollo del ballatoio della Vela ha riacceso l'enorme questione dell'emergenza abitativa in questa porzione di città. Sebbene sulla storia delle Vele siano stati scritti libri e si sia creata una narrativa che a volte ha avvalorato interpretazioni criminali del "popolo delle Vele", la realtà drammatica di questi giorni solleva domande precise su eventuali ritardi o omissioni nella manutenzione delle strutture. Le Vele sono considerate "mostri di cemento" del tutto inabitabili.
«Credo che quanto accaduto ci faccia comprendere che è necessario fare una vera e propria corsa per la riqualificazione del cosiddetto Lotto M (dove rimangono in piedi 3 vele). È corretto dire che questa questione deve essere inserita nel più ampio contesto dell’ERP (edilizia residenziale pubblica) e che bisogna mettere mano al problema con metodi diversi da quelli seguiti fino ad oggi. In moltissimi alloggi popolari vi sono infiltrazioni d’acqua e i ceti popolari sono costretti a vivere in condizioni assurde», ha proseguito Nardella. Riconoscendo la necessità di una manutenzione più accurata all'interno della vela celeste, ha affermato che si tratta di un dato incontrovertibile, ma che la logorata condizione generale richiede un intervento radicale.
In corso a Napoli e nella sua area metropolitana ci sono pochi lavori di recupero/riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico. Con i fondi del PNRR si annunciano piani di intervento che dovrebbero avviare una significativa ristrutturazione architettonica, urbanistica e territoriale. La "questione delle abitazioni" è solo un aspetto della più generale crisi urbana, in cui si intrecciano condizioni materiali dei ceti popolari, assenza di servizi sociali e desiderata di cambiare la composizione urbana e sociale dei quartieri. La crisi della forma della città è primariamente una crisi del capitale.
Scampia viene talvolta definita impropriamente periferia, ma in realtà è il centro di una vasta conurbazione a nord della città. La struttura di questo processo si fonda sul lavoro irregolare, con piccole unità produttive nei comuni limitrofi che praticano salari da fame e assorbono interamente i tempi di vita. Nonostante ciò, se i processi estrattivi del capitale sono intensi, la qualità politica del lavoro del proletariato metropolitano in questa parte della città sta mutando, generando una produzione di soggettività più elevata rispetto ad altri contesti.
L'impegno sociale e politico di Nardella è riconosciuto non solo nell'Ottava Municipalità ma in tutta la città. Riguardo al futuro prossimo, il contributo delle associazioni, dei comitati e dei movimenti è fondamentale. Stanno nascendo esperienze comunitarie basate sulla riappropriazione di spazi verdi e sulla sperimentazione di forme di solidarietà mutuale.
«Consentimi di dire un’ultima cosa. Anche qui, dalle nostre parti, è importante rimettere al centro l’idea di classe. Nella metropoli post moderna esistono dei quartieri destinati ad ospitare un grande esercito di riserva industriale. In questo senso Scampia non è troppo diversa dai quartieri popolari di altre città d’Italia. È incredibile pensare a quanto siano simili le forme di degrado che la crisi del capitale produce. Bisogna quindi che si rifletta profondamente sui temi di classe e soggettività», ha concluso Nardella.

Ponte crollato, la procuratrice Antonelli: "La strada era chiusa". Trovata targa auto - 03/04/2026

tags: #nicola #nardella #scampia

