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Il Gambero della Louisiana e la sua Invasività: Un Confronto con i Crostacei da Tavola

Il gambero della Louisiana, scientificamente noto come Procambarus clarkii, è un crostaceo decapode d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cambaridae. Popolarmente identificato anche come gambero rosso della Louisiana o "gambero killer", questa specie ha un'origine nell'America settentrionale meridionale. La sua introduzione in numerosi paesi ha trasformato questa specie in un flagello invasivo quasi ovunque, ad eccezione dell'Oceania e dell'Antartide.

In Europa, la sua presenza è diffusa su quasi tutto il continente, ma manifesta una particolare aggressività invasiva nelle regioni meridionali con clima mediterraneo. A partire da luglio 2016, è stato ufficialmente inserito nella lista delle specie invasive. La sua espansione capillare in Italia è stata in gran parte favorita dall'irresponsabilità degli allevatori e da una carenza di politiche efficaci nella gestione dell'introduzione di nuove specie sul territorio nazionale. Dopo essere sfuggito al controllo degli allevamenti che lo avevano importato, si è diffuso in quasi tutta la penisola.

Gambero della Louisiana (Procambarus clarkii) in un ambiente acquatico.

La Classificazione dei Crostacei: Un Ponte tra Insetti e Gamberi

Chi è incline a consumare insetti commestibili, o comunque non è pregiudizialmente contrario all'idea di farlo, fa spesso riferimento ai crostacei come esempio di animali tutto sommato simili agli insetti e che sono parte dell'alimentazione di molte popolazioni nel mondo, anche nei paesi occidentali. Questo paragone ha senso, non solo nella percezione comune, ma anche sul piano tassonomico.

Il paragone tra crostacei e insetti è utile a comprendere meglio il modo in cui sono fatti e la categoria tassonomica che condividono, quella dei Pancrostacei. Secondo l'ipotesi prevalente nella classificazione filogenetica di questi due gruppi di animali, non tutti i crostacei sono insetti, ma tutti gli insetti sono crostacei, o meglio Pancrostacei. Discendono da un antenato vissuto circa mezzo miliardo di anni fa, appartenendo quindi allo stesso clade (un raggruppamento di specie con uno stesso antenato comune).

La storia evolutiva di questi animali è stata discussa e studiata per decenni. L'ipotesi largamente condivisa è che circa 480 milioni di anni fa il phylum degli artropodi si divise in più lignaggi. Uno di questi produsse i Chelicerati (a cui appartengono ragni e scorpioni), e un altro i Mandibolati. Da quest'ultimo gruppo si diramò il lignaggio che portò sia ai crostacei moderni, tra cui gamberi e aragoste, sia agli esapodi (animali a sei zampe), che comprendono la classe degli insetti, il gruppo più diversificato di artropodi viventi.

Una caratteristica fondamentale che accomuna crostacei e insetti è l'esoscheletro, ovvero la struttura esterna che protegge il corpo dell'animale e funge da supporto per gli organi. È possibile che il peso abbia giocato un ruolo nella differente evoluzione dei due gruppi: l'esoscheletro dei crostacei è tendenzialmente più pesante, il che implica anche una maggiore facilità di trasporto nell'acqua rispetto all'aria. Per il resto, crostacei e insetti sono simili sotto molti aspetti. Secondo una ricerca pubblicata nel 2020 sulla rivista eLife, sia i crostacei che gli insetti possiedono particolari strutture cerebrali che si ipotizza siano necessarie per l'apprendimento, la memoria e il movimento in ambienti complessi.

Molte persone che hanno assaggiato gli insetti commestibili riferiscono che la parte interna e più carnosa, protetta dall'esoscheletro, ha un sapore molto simile a quello dei crostacei. Sebbene il consumo di insetti sia marginale e limitato rispetto a quello dei crostacei, in alcuni contesti culturali vengono preparati in modi simili, ad esempio fritti e avvolti nel riso come il sushi, o utilizzati come ripieno per tacos e tortillas.

È soprattutto nei paesi occidentali che il consumo di insetti è raro e non è mai stato largamente diffuso. La ritrosia di molte popolazioni occidentali a mangiare gli insetti, prima tra gli europei e poi tra i coloni europei in America, potrebbe in parte essere dovuta all'evoluzione dell'ambiente. Negli ultimi milioni di anni, gran parte dell'Europa ha attraversato diverse fasi di era glaciale inospitali per la vita, e le dimensioni ridotte e la topografia del continente non hanno favorito un'elevata biodiversità.

La differenza di dimensioni e di peso tra crostacei e insetti ha implicazioni rilevanti sul piano culinario. Una delle ragioni plausibili per le resistenze culturali al consumo di insetti potrebbe essere legata al fatto che, essendo gli insetti tendenzialmente più piccoli dei crostacei, il modo più diffuso di mangiarli è per intero, cioè con tutto il loro esoscheletro, la testa, gli organi interni e ogni altra parte del corpo. Questo approccio può risultare sgradevole alla maggior parte delle persone, anche nel caso dei crostacei.

Un'altra ipotesi è che le persone abbiano un'esperienza degli insetti molto più frequente rispetto a quella che hanno dei crostacei, percepiti come animali distanti, quasi "insetti acquatici" che vivono su un piano dell'esistenza completamente diverso dal nostro. Nel caso degli insetti, potrebbero subentrare paure istintive legate alla nostra esperienza con questi animali, che può anche essere dolorosa, come nel caso delle punture.

Il Gambero d'Acqua Dolce Autoctono: Austropotamobius pallipes italicus

Il gambero d'acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus) è un piccolo crostaceo appartenente alla famiglia degli Astacidi. Questa sottospecie italiana della specie Austropotamobius pallipes, distribuita nell'Europa occidentale dal Portogallo alla Svizzera e alla Dalmazia, e dall'Inghilterra alla Francia fino alla Liguria, colonizzava (o meglio, "colonizzava") tutte le regioni continentali e peninsulari d'Italia, dalla Calabria al Piemonte e alla Venezia Giulia.

Nella seconda metà del XX secolo, le popolazioni di questo gambero hanno subito una drastica riduzione in molti bacini, e altre sono addirittura scomparse. Le cause di questo declino sono molteplici e includono la diffusione della "peste del gambero" e la distruzione o modificazione del suo habitat naturale.

Nel territorio del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, numerosi corsi d'acqua ospitano il gambero d'acqua dolce, ma anche in questi ambienti le sue popolazioni sembrano aver subito una riduzione numerica. L'entità di questa diminuzione non è nota, poiché non erano mai stati condotti studi specifici su queste popolazioni. Per questo motivo, tra il 2000 e il 2001, è stato condotto un censimento capillare della presenza dei gamberi nel Parco, al fine di determinarne la distribuzione e definire le azioni di gestione più opportune per la loro conservazione.

L'Austropotamobius pallipes italicus presenta un aspetto piuttosto robusto e raramente supera i 12 cm di lunghezza totale e i 90 g di peso. La colorazione del corpo è bruno-verdastra sul dorso e sui fianchi, mentre ventre e arti sono biancastri, caratteristica che gli è valsa il nome di "gambero dai piedi bianchi".

I maschi si distinguono dalle femmine per avere le prime due appendici dell'addome (pleopodi) modificate in organi sessuali, che durante l'accoppiamento si uniscono per formare un unico organo copulatore. Nella femmina, le appendici addominali sono invece tutte uguali. Generalmente, i maschi sono più grandi delle femmine e, a parità di dimensioni corporee, hanno le chele più sviluppate e l'addome più stretto.

Illustrazione anatomica di un gambero d'acqua dolce, con focus sulle differenze tra maschi e femmine.

Habitat, Dieta e Ciclo Vitale del Gambero d'Acqua Dolce

L'habitat naturale del gambero di fiume è rappresentato da fiumi e torrenti con acqua corrente e limpida e fondali coperti da ciottoli o limo. È particolarmente esigente riguardo all'elevato contenuto di ossigeno e a una temperatura che non superi i 23°C.

La sua dieta è prevalentemente onnivora e comprende insetti, lombrichi, molluschi, larve, piccoli pesci, animali morti, radici di piante acquatiche e detriti vegetali e animali di vario genere.

È un animale solitario e territoriale, particolarmente attivo di notte, quando caccia le sue prede camminando sul fondo dei letti dei torrenti con le chele protese in avanti. Trascorre la maggior parte del giorno nascosto tra tronchi e ceppi sommersi, banchi di macrofite, lettiere di foglie e rami, anfratti rocciosi, o in tane da lui stesso scavate lungo le rive del corso d'acqua. Questa sua abitudine lo rende una specie molto difficile da osservare e studiare.

I gamberi giovani e gli adulti in muta sono prede per Salmonidi e anguille. La maturità sessuale viene solitamente raggiunta al terzo o quarto anno di vita, quando le femmine hanno mediamente una lunghezza del carapace pari a 20 mm. L'accoppiamento avviene nei mesi autunnali, probabilmente stimolato dall'abbassamento delle temperature, mentre le femmine ovigere si trovano da dicembre a giugno.

I maschi corteggiano le femmine in modo piuttosto violento e possono arrivare a mutilare o uccidere la femmina reticente al rovesciamento sul dorso per l'accoppiamento frontale. Durante l'accoppiamento, il maschio depone sull'addome della femmina dei "sacchetti" gelatinosi contenenti gli spermatozoi (spermatofore), che serviranno a fecondare le uova, per poi abbandonarla alla ricerca di altre partner.

Dopo 2-3 giorni, la femmina depone le uova che, fecondate, aderiscono alle appendici addominali della madre, la quale le proteggerà per alcuni mesi. Ciascuna femmina porta in media 200 uova, del diametro di circa 2 mm e di colore bruno cupo. Durante questo periodo, la femmina rimane il più possibile rintanata per evitare di esporre le uova a predatori, continuando a ventilarle e a pulirle da eventuali detriti.

Dopo circa 5-6 mesi, nascono larve in avanzato stadio di sviluppo che, con le proprie zampe, si mantengono attaccate al ventre materno fino al completo sviluppo, raggiunto in circa una settimana. Nel primo anno di vita, il giovane gambero, continuando a crescere, compie 5-6 mute, spogliandosi del vecchio esoscheletro e rivestendosi di uno nuovo appena formato. Raggiunta l'età adulta, compie al massimo una muta all'anno.

Minacce alla Sopravvivenza del Gambero d'Acqua Dolce

Le popolazioni di gambero d'acqua dolce autoctono sono minacciate da diversi fattori:

  • La diffusione di pericolose malattie fungine, come la "peste dei gamberi", causata dal fungo Aphanomyces astaci di origine americana. Questa malattia, introdotta in Europa più di 100 anni fa (nel 1860) probabilmente tramite l'importazione accidentale di gamberi infetti, ha causato una vera e propria decimazione delle popolazioni autoctone.
  • La competizione con crostacei decapodi esotici introdotti dall'uomo.
  • L'inquinamento di tipo organico.
  • L'inquinamento da metalli e anticrittogamici.

Nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, i corsi d'acqua di origine sorgiva, caratterizzati da dimensioni modeste e andamento torrentizio, con acque fresche e ricche di ossigeno, sono naturalmente vocati ad ospitare popolazioni di gambero d'acqua dolce o anfibi, piuttosto che comunità ittiche numerose.

Dai risultati del censimento effettuato dalla società GRAIA srl e dalle Guardie Ecologiche Volontarie, emerge la presenza di un popolamento di gamberi d'acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus) piuttosto consistente all'interno dei confini del Parco. Nei tratti medio-alti dei torrenti Curone e Molgoretta, nel Torrente Lavandaia (sia a Sirtori che a Lomagna), e in molti dei loro affluenti perenni, sono presenti popolazioni di gambero, rivelando una distribuzione di questa specie maggiormente concentrata nella parte centro-settentrionale del territorio del Parco.

Le popolazioni più numerose si trovano alle quote più elevate, in tratti di corsi d'acqua perenni di piccole dimensioni ma ricchi di rifugi, non colonizzati dalla trota fario e, soprattutto, non interessati dall'impatto antropico. Un'analisi svolta dall'Università di Pavia su alcuni soggetti morti prelevati nell'alto Curone suggerisce che anche il gambero del Parco possa subire, in alcuni casi, gli effetti mortali della "peste del gambero".

Contro la diffusione di questa malattia, l'unico rimedio sembra essere quello di evitare di camminare in acqua in occasione di morie di gamberi e poi spostarsi in altri corsi d'acqua con gli stessi stivali, rischiando di trasmettere involontariamente la micosi.

La consistenza delle popolazioni di gambero diminuisce bruscamente nel Parco, o la specie scompare totalmente, laddove i corsi d'acqua sono interessati da interventi artificiali che modificano la struttura dell'alveo fluviale o che alterano la qualità delle acque (come accade nel tratto basso del Torrente Curone).

Alla ricerca del gambero di fiume - Crayfish River (Austropotamobius pallipes italicus)

I Gamberi in Cucina: Varietà e Differenze

I gamberi sono tra i protagonisti più amati della gastronomia contemporanea, preparati in svariati modi: crudi, rosolati in padella, immersi in salse esotiche o serviti freddi nei buffet. Nonostante vengano comunemente chiamati con un'unica parola, esistono centinaia di specie di gamberi conosciute, ma quelle realmente presenti in commercio sono poche decine, con il mercato globale che si regge quasi interamente su una manciata di nomi.

Dal punto di vista scientifico, i "gamberi" appartengono a diversi generi e famiglie di crostacei decapodi. Dal punto di vista gastronomico, invece, contano tre fattori principali: origine, dimensione e sapore. Nonostante la varietà biologica, oltre il 90% dei gamberi venduti nel mondo appartiene a pochissime specie, soprattutto tropicali e d'allevamento. Questo rende il prodotto accessibile, ma solleva interrogativi su sostenibilità, qualità e trasparenza.

I Gamberi del Mediterraneo

I gamberi del Mediterraneo sono una componente fondamentale della tradizione gastronomica italiana e mediterranea. Tra le varietà più apprezzate si annoverano il gambero rosa, dal sapore delicato e profumato, il gambero bianco, carnoso e dolce, e il pregiato gambero rosso, simbolo della pesca profonda del Mediterraneo. Questi gamberi sono ideali per piatti che esaltano il loro gusto fresco e raffinato, come risotti, pasta e preparazioni crude, come il carpaccio. Le loro carni sono delicate e gustose, con un sapore che evoca il mare.

  1. Gambero rosa (Parapenaeus longirostris): Uno dei più apprezzati in cucina, si trova prevalentemente sui fondali del Mediterraneo e dell'Atlantico orientale. Ha dimensioni contenute e una carne delicata e leggermente dolce, ideale per risotti, pasta e preparazioni crude come tartare, carpacci o insalate.
  2. Gambero bianco (Penaeus kerathurus): Più grande del gambero rosa, è carnoso e ha una consistenza soda. Il suo gusto pulito e delicato lo rende perfetto per cotture brevi, come quelle in padella o alla griglia. È ideale per esaltare il sapore del mare in piatti dove il crostaceo deve rimanere il centro della preparazione.
  3. Gambero rosso (Aristeus antennatus): Conosciuto per il suo colore rosso intenso, è uno dei gamberi più pregiati del Mediterraneo, in particolare nel Mar di Sicilia. La sua carne è succulenta, ricca di iodio, e ha un sapore deciso. È perfetto per piatti più sofisticati, come risotti gourmet o per essere servito crudo.

I Gamberi Tropicali

I gamberi tropicali, come il gambero tigrato gigante (Penaeus monodon) e il gambero bianco del Pacifico (Litopenaeus vannamei), sono oggi i più comuni sui mercati globali, grazie alla loro disponibilità durante tutto l'anno. Allevati principalmente in Asia e America Latina, questi gamberi sono noti per le loro dimensioni generose e la carne soda.

  1. Gambero gigante tigrato (Penaeus monodon): Crostaceo di grandi dimensioni, dal caratteristico colore striato. La sua carne è soda e consistente, perfetta per cotture alla griglia o in padella. Ideale per piatti scenografici, come gli spiedini.
  2. Gambero bianco del Pacifico (Litopenaeus vannamei): Probabilmente il gambero più diffuso a livello globale, grazie alla sua disponibilità durante tutto l'anno. Piccolo o medio, ha una carne soda ma priva di un sapore particolarmente intenso. Molto versatile, spesso venduto surgelato e sgusciato, è perfetto per preparazioni rapide come piatti saltati in padella o fritti.
  3. Gambero indiano (Fenneropenaeus indicus): Meno conosciuto ma ampiamente prodotto in Asia e nelle coste orientali dell'Africa. Ha un sapore delicato e neutro, perfetto per preparazioni che richiedono una base più discreta. È spesso destinato alla trasformazione industriale per la produzione di piatti pronti e conservati.

I Gamberetti delle Acque Fredde

I gamberetti boreali, come il Pandalus borealis, provengono dai freddi mari del Nord Atlantico e sono noti per la loro dolcezza delicata. Questi gamberetti sono spesso già cotti a bordo delle imbarcazioni, per essere poi venduti in tutto il mondo già pronti all'uso. La loro carne tenera e succulenta li rende perfetti per essere utilizzati in cocktail di gamberi, insalate fresche o come antipasti, senza bisogno di ulteriori cotture.

Gamberetto boreale (Pandalus borealis): Tipico dei mari freddi del Nord Atlantico. Il suo sapore delicato e dolce lo rende perfetto per essere servito in piatti leggeri, come cocktail di gamberi, insalate fresche o antipasti. Di solito, questi gamberetti vengono già cotti a bordo delle navi e venduti pronti per l'uso.

Assortimento di gamberi di diverse specie e provenienze, pronti per essere cucinati.

Quando "Gambero" Non è Veramente un Gambero

Non tutte le specie che vengono etichettate come gamberi in cucina sono, in realtà, gamberi. Alcuni crostacei vengono confusi con i gamberi a causa delle loro dimensioni e forme simili.

  • Mazzancolla (Penaeus): La mazzancolla è una varietà di Penaeus, un gambero che può raggiungere dimensioni notevoli e ha una carne molto carnosa. Viene spesso utilizzato per preparazioni elaborate e piatti raffinati, ma non è esattamente la stessa specie dei gamberi tradizionali.
  • Scampo (Nephrops norvegicus): Lo scampo, conosciuto anche come coda di aragosta, è un parente dell'astice, ma non è un gambero. Sebbene abbia una forma simile, lo scampo ha una carne più morbida e più dolce, ed è spesso confuso con i gamberi, soprattutto in piatti come i risotti o le grigliate.

tags: #gamberi #che #sembrano #cavallette

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