Bruco verde e cornetto nero: la morfologia e l'ecologia della Sfinge testa di morto
Morfologia della Sfinge testa di morto
La Sfinge testa di morto, scientificamente nota come Acherontia atropos, è un lepidottero di notevoli dimensioni, caratterizzato da un'apertura alare che varia dai 90 ai 130 mm. La sua denominazione comune deriva da un tratto distintivo sul lato dorsale del torace: una macchia biancastra, impreziosita da due puntini neri, che evoca la forma di un teschio umano. Questa particolare colorazione è uno dei tratti più riconoscibili della specie.
Le ali anteriori presentano una colorazione brunastra, finemente marmorizzata di tonalità biancastre e nerastre, con una caratteristica cellula discale di colore bianco. Le ali posteriori, invece, sono prevalentemente gialle, solcate da due ampie bande ondulate di un marrone scuro. L'addome, infine, è giallo e adornato da bande nerastre trasversali. È importante sottolineare che l'intensità della colorazione e la definizione dei disegni sulle ali e sull'addome possono variare significativamente tra i diversi esemplari.

Lo sviluppo del bruco: dal verde al cornetto
Il ciclo vitale della Sfinge testa di morto include una fase larvale particolarmente interessante. Il bruco, nelle sue prime età, si presenta di colore giallastro, con un cornetto caudale molto evidente e di colore nero. Durante il suo sviluppo, il bruco assume una colorazione prevalentemente verde. Nelle fasi successive, la colorazione si arricchisce di deboli bande laterali inclinate, che spaziano dal biancastro all'azzurro, con un andamento grosso modo parallelo.
Una trasformazione significativa avviene alla terza età: il cornetto caudale inizia a incurvarsi, passando da una colorazione nera e liscia a una gialla e granulosa. Contemporaneamente, la superficie del corpo del bruco si ricopre di piccoli tubercoli biancastri. Alla quarta età, la colorazione di fondo può essere sia verde che gialla. Nell'ultima fase larvale, la quinta e ultima età, il cornetto caudale subisce una netta riduzione in proporzione alla lunghezza totale del corpo.

Ecologia e biologia della specie
La Sfinge testa di morto è una specie migrante, caratterizzata dalla presenza di più generazioni nel corso dell'anno. È possibile osservarla nell'arco temporale che va da maggio a settembre. La sua attività è strettamente notturna, e l'insetto sverna allo stadio di crisalide.
Le piante ospiti predilette dalla Sfinge testa di morto appartengono alle famiglie delle Solanacee e delle Oleacee. Tra le piante nutrici più apprezzate figurano lo Stramonio (Datura stramonium), il Ligustro comune (Ligustrum vulgare), la Patata (Solanum tuberosum) e l'Olivo (Olea europaea), oltre a numerose altre specie vegetali.
La presenza di questa specie è stata documentata anche in aree specifiche, come nel bacino del Metauro, dove sono stati rinvenuti bruchi a Fano nell'agosto 2012 e nell'ottobre 2016, come riportato da DIONISI.

La Sfinge del convolvolo (Agrius convolvuli): un confronto
È utile distinguere la Sfinge testa di morto da specie simili, come la Sfinge del convolvolo, scientificamente nota come Agrius convolvuli. Quest'ultima è anch'essa una falena appartenente alla famiglia Sphingidae, con un'apertura alare di 80-110 mm e una distribuzione che copre gran parte dell'Europa, inclusa l'Islanda. La testa e il torace di Agrius convolvuli riprendono il colore di fondo delle ali anteriori, mentre l'addome presenta un'ampia striscia dorsale grigia e bande laterali rosa e nere bordate di bianco.
Una caratteristica notevole di Agrius convolvuli è la sua spiritromba, che può raggiungere i 10 cm di lunghezza. Gli esemplari della prima generazione compaiono in concomitanza con l'afflusso di individui dalle aree meridionali, intenti nella loro migrazione. Le uova, appena deposte, sono di colore verde bluastro, per poi diventare quasi subito giallastre. La spiritromba è staccata dal corpo ed è incapsulata in uno stretto astuccio a forma di manico di ombrello. I bruchi di questa specie sono spesso soggetti a parassitismo da parte di alcuni Ichneumonidae e Tachinidae.
La larva della Sfinge del Convolvolo può raggiungere dimensioni considerevoli, tra i 6 e i 10 centimetri di lunghezza e 1,5 centimetri di diametro. La protuberanza nota come "corno" che sporge dalla testa è in realtà l'estremità del segmento addominale. Le pupe possono arrivare a 6 cm e presentano l'astuccio della spirotromba a forma di manico d'ombrello. L'esemplare adulto, con apertura alare tra 8 e 12 cm, ha ali e torace di colore marrone-grigio con decorazioni, mentre l'addome mostra strisce nere e macchie rosa. In posizione di riposo, questa specie può essere scambiata per un pezzo di legno.

Discussioni sulla funzione del cornetto caudale
La funzione del cornetto caudale nei bruchi di Sfinge testa di morto è stata oggetto di dibattito e diverse ipotesi. Una delle teorie suggerisce che la sua forma e colorazione possano servire a deterrenza contro gli attacchi dei predatori. La sua vistosa colorazione complessiva, infatti, potrebbe essere aposematica, segnalando la tossicità dell'animale.
Alcuni studiosi hanno osservato che la parte posteriore del bruco, dove si trova il cornetto, presenta caratteristiche che potrebbero confondere un predatore, facendogli scambiare la "coda" per la testa. Questa ipotesi, tuttavia, non è universalmente accettata. Si è anche discusso se la colorazione rossa presente sugli pseudopodi posteriori, e non su quelli intermedi, possa avere un ruolo specifico, forse legato alla tecnica di sviluppo dell'animale o a una forma di mimetismo. Tuttavia, è stato notato che anche in altre specie di Hyles si osserva una concordanza cromatica tra le estremità.
Un'altra prospettiva riguarda la crescita allometrica del cornetto: nei primi stadi larvali può essere molto lungo, per poi crescere meno rispetto al corpo. L'ipotesi della "falsa testa" è stata considerata, ma si ritiene più applicabile agli adulti, che hanno un vantaggio dallo sviare la prima beccata. Per i bruchi, si ipotizza che possano ricorrere all'invisibilità, all'aposematismo, a pattern che spezzano l'immagine, o a posture intimidatorie.
Un esempio di strategia intimidatoria è rappresentato dai bruchi sudamericani del genere Hemeroplanes, che assomigliano in modo impressionante a un serpente. La somiglianza, associata a una posizione "a testa in giù" e a una colorazione ventrale specifica, potrebbe effettivamente ingannare i predatori. Tuttavia, la reale efficacia di tali somiglianze visive sui predatori, come gli uccelli, è ancora oggetto di studio.
Alcuni ricercatori suggeriscono che la funzione del cornetto potrebbe essere più sfumata, combinando diverse delle motivazioni proposte. Si è osservato che animali "superiori", come rettili o pesci, esitano prima di attaccare una preda ambigua o che si muove in modo incerto, a volte rinunciando all'attacco. Questo comportamento potrebbe suggerire che anche un bruco dall'aspetto ambiguo e dal movimento incerto possa trarre un vantaggio evolutivo.
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