Morte di Arafet Arfaoui a Empoli: dibattito sull'operato delle forze dell'ordine
La tragica morte di Arafet Arfaoui, un 32enne tunisino deceduto a Empoli dopo un fermo da parte della polizia, ha acceso un acceso dibattito sull'operato delle forze dell'ordine e sulla gestione di situazioni di crisi. La vicenda ha visto contrapporsi le dichiarazioni del Ministro dell'Interno Matteo Salvini e di altre figure politiche e legali, tra cui l'avvocato Fabio Anselmo, noto per aver assistito le famiglie di vittime di abusi da parte delle forze dell'ordine, come nel caso di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi.

Le dichiarazioni di Matteo Salvini
Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha espresso la sua piena solidarietà e fiducia nei confronti degli agenti intervenuti, affermando che questi non hanno fatto nulla di sbagliato nell'ammanettare Arafet Arfaoui. La sua provocazione, "Se i poliziotti non possono usare le manette per fermare un violento, ditemi cosa dovrebbero fare, rispondere con cappuccio e brioches?", ha sottolineato la sua posizione a difesa dell'operato delle forze dell'ordine in situazioni di presunta violenza.
Salvini ha inoltre definito "farneticazioni del tribuno di turno" e "affermazioni avventate" le critiche mosse da Anselmo, sostenendo che tali dichiarazioni alimentano solo posizioni estreme. Il Ministro ha ribadito il suo rispetto per le vittime e i loro familiari, chiedendo analogo rispetto per gli uomini e le donne che lavorano per affermare la legalità.
Le critiche di Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi
L'avvocato Fabio Anselmo ha duramente criticato l'operato delle forze dell'ordine, sollevando dubbi sulla gestione dei fermi e sulle conseguenze che questi possono avere. Anselmo ha evidenziato come, nel corso degli anni, la memoria di questi eventi tragici tenda a sbiadire, ma gli esiti rimangano spesso gli stessi: "il fatto non costituisce reato". Ha provocatoriamente suggerito di considerare queste morti come "danni collaterali tollerabili" dall'ordinamento giudiziario.
Anselmo ha descritto dinamiche ricorrenti: persone che, apparentemente senza problemi pregressi, vengono fermate, entrano in escandescenza, si autolesionano e muoiono ammanettate e con i piedi legati. Ha poi specificato il suo riferimento agli "esiti giudiziari", indicando come spesso si parli di colposo per poi concludere che il fatto non costituisca reato, citando casi come quello di Magherini, compresso al suolo e colpito, o di Bernardino Budroni, ucciso da un colpo di arma da fuoco.
Anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, è intervenuta sulla vicenda, esprimendo preoccupazione per la somiglianza dei fatti con altri casi noti. Ha affermato che "questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire", alludendo a decisioni giudiziarie che potrebbero non portare a colpevoli.
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La posizione del Capo della Polizia Franco Gabrielli
Il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha replicato alle affermazioni di Anselmo, definendole "farneticazioni del tribuno di turno" e "affermazioni avventate che alimentano solo posizioni estreme". Gabrielli ha chiesto che venga mostrato analogo rispetto per gli operatori delle forze dell'ordine, sottolineando che "se qualcuno ha sbagliato pagherà per un giusto processo e non per le farneticazioni del tribuno di turno".
Gabrielli ha anche espresso vicinanza alla famiglia della vittima e dispiacere per il tragico evento, ma ha altresì lanciato un appello contro le testimonianze "più da tifo che di supporto alla verità e legalità", ritenendo che non aiutino né le persone che operano in condizioni estreme, né il clima di fiducia tra cittadini e forze dell'ordine.
La ricostruzione dei fatti
Secondo le prime ricostruzioni, Arafet Arfaoui, cittadino italiano di origini tunisine, è intervenuto in un negozio di Empoli per cambiare una banconota, ma il titolare, sospettando fosse falsa, ha rifiutato l'operazione. A quel punto, Arfaoui avrebbe dato in escandescenza, aggredito il proprietario e danneggiato il negozio. Sono intervenuti gli agenti di polizia, che lo hanno bloccato, ammanettato a terra e legato i piedi con una cordicella a causa della sua agitazione e aggressività.
Durante l'intervento, gli agenti hanno richiesto l'intervento del 118 per sedare l'uomo. Quando Arfaoui ha iniziato a sentirsi male, un medico era già presente sul posto. Nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale sanitario, l'uomo è deceduto poco dopo le 20 per arresto cardiocircolatorio.

L'inchiesta della Procura di Firenze
La Procura di Firenze ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti. Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore Christine Von Borries, mirano a chiarire se il tunisino sia stato soccorso tempestivamente dopo aver accusato il malore e se l'uso delle manette e della corda abbia avuto conseguenze sulle operazioni di rianimazione.
Sono stati ascoltati i quattro agenti di polizia intervenuti, le cui versioni sarebbero concordanti. Al momento, non emergerebbero elementi che indichino irregolarità nel loro comportamento o in quello dei soccorritori. Sono in corso interrogatori di quindici persone, tra poliziotti, medici e testimoni.
Interventi di altre figure
Anche Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, e Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva, sono intervenute sulla vicenda, esprimendo dolore e sottolineando la ripetitività di tali accadimenti. Moretti ha evidenziato come sia "sempre la stessa storia che si ripete" e ha auspicato che tali eventi possano fungere da monito per il futuro. Lucia Uva ha dichiarato che "questo è il metodo delle forze dell'ordine" e che, con l'appoggio di Salvini, ora avrebbero "la licenza di uccidere".
Il segretario generale del Siulp, Felice Romano, ha espresso solidarietà ai colleghi che hanno operato nel rispetto dei protocolli, mostrando fiducia nella magistratura. Ha inoltre sottolineato che quando muore una persona, "abbiamo perso tutti", poiché lo Stato non è riuscito a garantire il bene supremo della vita. Romano ha criticato le testimonianze "più da tifo che di supporto alla verità e legalità", ritenendo che non aiutino il clima di fiducia.
Il senatore Maurizio Gasparri ha difeso le forze dell'ordine, affermando che per loro vale una "presunzione di innocenza rafforzata" e che bisogna evitare "sentenze anticipate di condanna sui media". Ha inoltre invitato a fare tutte le verifiche necessarie, ma a non condannare mediaticamente chi svolge un'opera "benemerita".
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