Il sentimento dei vitelli: un'analisi critica
La recensione di Mary Barbara Tolusso presenta il nuovo libro di Francesco Maria Tipaldi e Luca Minola, intitolato "Il sentimento dei vitelli", edito da Edb Edizioni.
La singolarità della raccolta: un incontro di voci poetiche
La particolarità di questa raccolta, oltre alla qualità dei versi, risiede nella sua formula innovativa: due poeti si incontrano nelle pagine del libro, pur avendo iniziato un percorso creativo autonomo. Entrambi gli autori hanno raggiunto nei loro rispettivi testi una notevole forza espressiva.
L'accostamento delle loro opere nasce dal gusto del direttore della collana "Poesia di ricerca" della casa editrice Edb Edizioni, Alberto Pellegatta, figura di poeta e critico. Questa collana, rinnovata, fu fondata da Pier Luciano Guardigli, professore, poeta e saggista, scomparso prematuramente due anni fa.

La poesia come ricerca della realtà
Come affermava Natalia Ginzburg, "Della poesia è difficile parlare. In genere la paragoniamo ad altre cose, quindi tendiamo a decodificarla in termini di utilità o inutilità. La pensiamo, insomma, con dei fini precisi: funzionali al bene, all’equo, alla bellezza". Ginzburg suggeriva che il dovere e l'onestà dei poeti consistano nel cercare di muoversi non tanto in direzione del bene e della bellezza, quanto piuttosto "in direzione della realtà".
Leggendo le poesie di Francesco Maria Tipaldi e Luca Minola, pubblicate nella collana "Poesia di ricerca" ed edite da EDB, si avverte un movimento verso questo suggerimento. Non è un percorso semplice, poiché muoversi in direzione della realtà implica affrontare il paradosso, un punto in cui tutti i contrari si incontrano.
I timori riguardo alla "morte della poesia" non riguardano la perdita di qualcosa che ci rende migliori, più felici o più buoni. La paura nasce piuttosto dall'idea che possa morire l'uomo stesso, che venga meno proprio quella concezione della realtà.
Le voci di Tipaldi e Minola: consapevolezza e originalità
Questa constatazione è filtrata in modo più sottile in Minola, mentre appare molto più frontale in Tipaldi. Entrambi gli autori si dimostrano consapevoli e dotati di una voce autonoma, una qualità piuttosto rara nel panorama attuale dei giovani poeti.
In "Il sentimento dei vitelli", il titolo stesso scuote le fondamenta delle presunte certezze legate all'atto poetico. Il gioco dialettico si coniuga al sentimento dell'assenza, della separazione dal tutto, il cui linguaggio trova un punto di equilibrio o di fuga verso un orizzonte ferito, ma sempre visibile.
La poesia di Francesco Maria Tipaldi: ironia, minimalismo e metafisica
I versi di Tipaldi evolvono pagina dopo pagina in una vocazione meditativa, caratterizzata da una singolare vena ironica e minimalista. Essi attestano una quotidianità che non risparmia neppure la metafisica, come suggerisce la frase "Dio presenta al mondo le sue lattughe".
Il radicamento è a una realtà ordinaria, in cui registri ironici e surreali si mescolano, ricaricando il senso e restituendolo alla nostra consapevolezza, il tutto senza gli afflati dei "noiosi versi italici".
Tipaldi sceglie la strada della "marginalità" prosastica, una precisa scelta di focalizzazione del territorio espressivo, una sua "messa in cornice". La frase, la parola, l'immagine, sono sottoposti al "bisturi" dello sguardo critico del poeta, testimone di una malinconia che ricorda Spoon River.
Ogni spazio della pagina stampata diventa lo specchio di un'immagine collettiva, dove si staglia un modello, quello occidentale, che si manifesta nella sua intera contraddittorietà. È proprio questo che il verso riesce a fissare: la decostruzione di una realtà nei limiti delle sue aporie, là dove la civiltà del contemporaneo si rivela più impoetica che mai.
La sua poesia non teme il rischio e, soprattutto, non cede alle tentazioni consolatorie, senza per questo rinunciare alla lirica. Un esempio è il verso: "siedi con me - scrive Tipaldi - cosa vuoi/ che importi/ se la morte ti germoglia sulle mani".
Viene in mente una sorta di illusorio "Infinito" leopardiano. Se in Leopardi il poeta si finge nel pensiero, il controcanto del giovane poeta napoletano potrebbe essere il rifiuto anche di quell'inganno grazie a "il privilegio/ di non durare". Ecco l'Infinito di Tipaldi, immagini che sconcertano il lettore per trascinarlo là dove il poeta tenta di riassorbire la contraddizione nel suo intento lirico e "finito", una formula basica, come insegna Larkin, per destrutturare ogni luogo comune e ogni resa all'illusione.

La poesia di Luca Minola: concretezza, liricità e visione
Una direzione simile assume la realtà poetica di Luca Minola (Bergamo, 1985). Di chiara matrice lombarda, il suo tasso di liricità si esprime attraverso la concretezza narrativa, scandendo un linguaggio più visionario, ma al contempo nitido ed essenziale.
Il suo stile è capace di sfuggire a un vero centro, se non quello della parola e delle sue metafore, concentrandosi attorno a nuclei tematici differenti: il senso acuto della materia, la metamorfosi dei corpi, la finitudine, il "qui" ma anche l'"oltre", il tutto condotto verso un recinto prettamente terrestre.
Sottili considerazioni sullo spazio, sulla fisica e sui loro segni continuano a scalfire l'indecifrabile umano. Uno stato il cui apparato "scientifico" brulica di vita, non meno sentita pur essendo mediata, dove l'urgenza è la misura precisa delle cose: delle pupille, delle retine, delle pressioni, delle radiazioni, delle intermittenze.
Anche l'amore suggerisce gli stessi presupposti: "Senza emissioni le vibrazioni dei sessi/ rimangono nell’ordine". I suoi componimenti sono scarni, essenziali, in cui sembrano intrecciarsi alcune linee decisive del dettato di Giampiero Neri.
Prevale la tendenza di un racconto internamente articolato, in cui il dato si traduce nella ricostruzione di eventi effettuati attraverso dettagli minuziosi. I versi di Minola si sottraggono al pericolo della letterarietà, sia verso l'alto che verso il basso, piegati a una forza evocativa con un'efficace dilatazione semantica.
Il controllo della parola produce una concentrazione di insolita energia. Tale codice trova la sua perfetta applicazione nelle strutture che accompagnano il lettore in un mondo altro, distillato, verso per verso, dall'evocazione di un oggetto crepuscolare o di uno stato comune, ordinario come la vita, sempre in ritardo o in anticipo rispetto alla pienezza del senso.
Punti di contatto e percorsi innovativi
Offrire esperienze stranianti di mondi inconsueti e immagini perturbanti è uno degli aspetti che accomuna la poesia di Giovanna Marmo e Francesco Maria Tipaldi, entrambi sperimentatori che aprono nuovi percorsi di senso.
Breve profilo di Francesco Maria Tipaldi
Francesco Maria Tipaldi è considerato una delle voci più interessanti della giovane poesia italiana. Nato a Nocera Inferiore nel 1986, ha pubblicato diverse raccolte, tra cui "La culla" (LietoColle, 2006), "Humus" (Arcolaio, 2008), "Traum" (LietoColle, 2014) e "Spin 11/10" (LietoColle, 2019).
Con "Il sentimento dei vitelli", firmato insieme a Luca Minola (EDB, 2012), ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Mauro Maconi sezione giovani 2013.
Bibliografia di Francesco Maria Tipaldi
- La culla, LietoColle 2006
- Humus, Arcolaio 2008
- Il sentimento dei vitelli, con Luca Minola, EDB, 2012
- Traum, LietoColle 2014
- Spin 11/10, LietoColle, 2019
Planetaria/10 Francesco Maria Tipaldi
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