Fagioli "Socere e Nore": Significato, Caratteristiche e Conservazione
Introduzione alla Banca del Germoplasma e alla Biodiversità Vegetale
La Banca del Germoplasma (Majella Seed Bank), istituita nel 2005 presso il Giardino Botanico “Michele Tenore”, svolge un ruolo cruciale nella conservazione della biodiversità vegetale italiana. Essa è parte integrante della Rete Italiana delle Banche del Germoplasma per la conservazione Ex Situ della flora spontanea italiana (RIBES), un network che riunisce oltre 15 banche distribuite su tutto il territorio nazionale.
Le banche dei semi, o banche del germoplasma, sono riconosciute come uno strumento efficace e fondamentale per la salvaguardia della diversità delle specie vegetali. La Banca del Germoplasma opera attivamente nel territorio abruzzese, con un focus particolare sul Parco Nazionale della Majella, un'area di straordinaria ricchezza floristica.

La Flora del Parco Nazionale della Majella: Un Patrimonio da Tutelare
La flora del Parco della Majella si distingue per l'elevato numero di specie protette, contando circa 335 entità su un totale di oltre 2100 censite. Di queste, 6 sono endemiche esclusive del territorio del Parco, tra cui spiccano Pinguicula fiorii, Soldanella minima subsp. samnitica, Epipactis savelliana, Ranunculus multidens, Crepis magellensis e Centaurea tenoreana. A queste si aggiungono 47 specie endemiche abruzzesi e/o dell'Appennino Centrale.
L'attività di conservazione della Banca è prioritariamente rivolta alle specie maggiormente minacciate. Ad oggi (dato riferito al 2014), la Banca conserva germoplasma di 26 Famiglie, 59 Generi e 66 Specie, molte delle quali incluse nelle liste IUCN, tutelate da convenzioni internazionali e da specifiche leggi regionali abruzzesi (n.45/79 e n. 66/80).
Tra le specie di particolare interesse conservativo si annoverano:
- L’Adonide curvata (Adonis distorta)
- L’Androsace di Matilde (Androsace mathildae)
- L’Aquilegia della Majella (Aquilegia magellensis)
- La Campanula di Cavolini (Campanula fragilis subsp. cavolinii)
- La Soldanella del calcare della Majella (Soldanella minima subsp.)

Crop Wild Relatives e Varietà Agricole Autoctone
Nell'ambito di questa ricchezza floristica, sono state identificate oltre 150 entità selvatiche riconosciute come progenitrici di piante coltivate (Crop Wild Relatives). Inoltre, il territorio del Parco ospita numerose varietà agricole autoctone, di grande valore storico e genetico.
In linea con il Trattato FAO e il protocollo internazionale di Nagoya sull'accesso alle risorse genetiche e la condivisione dei benefici, il Parco ha avviato programmi di conservazione ex situ per alcune entità particolarmente rare. Tale conservazione avviene sia nei giardini botanici, per il mantenimento delle collezioni in vivo, sia nella banca del germoplasma, per la conservazione dei semi e per studi sulla biologia riproduttiva.
La Famiglia delle Leguminose nel Parco della Majella
La famiglia delle leguminose (Fabaceae) è particolarmente ben rappresentata nel Parco Nazionale della Majella, con 55 entità appartenenti ai generi Lathyrus, Lotus, Lupinus, Medicago, Melilotus, Pisum, Trifolium e Vicia.
Per le specie più rare e localizzate, come Lathyrus clymenum e L. odoratus, sono state condotte ricerche approfondite che includono la raccolta di informazioni sulle popolazioni, la caratterizzazione morfofisiologica dei semi, lo studio dell'ecologia di germinazione e la conservazione del germoplasma.
Per altre specie, quali Secale strictum, Apium graveolens e alcuni Lathyrus, è stato effettuato un monitoraggio in situ per valutare lo stato delle popolazioni e contarne gli individui.
Conservazione della Vite Selvatica e Altre Specie Minacciate
Un'importante iniziativa di tutela ex situ è stata avviata per la vite selvatica (Vitis vinifera subsp. sylvestris), rappresentata dall'ultima popolazione abruzzese localizzata ai margini della riserva regionale “Lecceta di Torino di Sangro”. Attraverso il taleaggio di due esemplari, un maschio e una femmina, sono stati riprodotti decine di nuovi individui per il rafforzamento della popolazione esistente e la creazione di una nuova.
Le informazioni raccolte sul campo sono integrate da studi di laboratorio, come i test di germinazione, fondamentali per l'elaborazione dei protocolli di conservazione ex situ nella banca del germoplasma e negli orti botanici.
Le Famiglie Botaniche Maggiormente Rappresentate
Le famiglie botaniche con il maggior numero di specie rappresentate nel Parco sono:
- Asteraceae: 21 entità
- Ranunculaceae: 12 entità
- Brassicaceae: 11 entità
- Caryophyllaceae e Fabaceae: 10 entità ciascuna
Il Progetto "Coltiviamo la Diversità" e il Patrimonio dei Legumi e Cereali Autoctoni
La Banca conserva il germoplasma di cereali, legumi, Compositae, Solanaceae e Brassicaceae autoctoni recuperati nell'ambito del progetto "Coltiviamo la Diversità". Questo patrimonio rappresenta il risultato di una lunga e proficua coevoluzione tra l'uomo contadino e l'ambiente naturale.
Tra le varietà più significative si annoverano i grani Solina e Marzuolo, e i fagioli “a Caffè” e “Socere e Nore”.
Sono conservate in banca tutte le specie presenti nei confini del Parco, inserite nell'allegato II della direttiva habitat, tra cui:
- Adonis distorta Ten.
- Androsace mathildae Levier
- Astragalus aquilanus Anzal.
I Legumi nella Tradizione Abruzzese
Freschi o secchi, i legumi sono da sempre un alimento fondamentale della dieta abruzzese, rappresentando il vero “pane quotidiano” dei nostri avi e una preziosa fonte proteica.
Il Fagiolo "Socere e Nore"
Tipici della Majella sono i fagioli “socere e nore”, così denominati per il contrasto cromatico dei semi, che presentano una divisione netta tra bianco e nero. Questo fagiolo, quasi scomparso, possiede semi piccoli dal colore variabile dal verde pallido al marrone chiaro, con una macchia scura in corrispondenza dell'ilo.
I fagioli "Socere e Nore" sono un prodotto tipico della zona della Majella, in Abruzzo. La loro caratteristica distintiva è la colorazione metà bianca e metà nera del seme, disposta in modo simmetrico, che evoca la tradizionale contrapposizione tra suocera e nuora.

Caratteristiche Morfologiche e Nutrizionali
Si tratta di una varietà a sviluppo indeterminato, con una pianta caratterizzata da foglie di medie dimensioni di colore verde scuro. Il seme, di forma ovale, si distingue per l'epidermide colorata per metà di bianco e per metà di nero, disposti simmetricamente lungo l'asse longitudinale.
Come tutti i fagioli, sono particolarmente ricchi di vitamine e sostanze nutritive essenziali come fosforo, potassio, ferro e calcio. Svolgono un'azione ricostituente, depurativa, diuretica e tonica per il fegato e il pancreas. Sono indicati per chi soffre di diabete, reumatismi e gotta, e in caso di carenze nutrizionali, contribuendo inoltre a contrastare la formazione del colesterolo nel sangue.
Produzione e Coltivazione
I fagioli "socere e nore" sono una varietà a ciclo medio con raccolta scalare. La semina avviene a fine maggio e la raccolta a partire dalla fine di luglio.
La tradizione agricola nel Parco Nazionale della Majella, grazie alla biodiversità di legumi e cereali, permette la coltivazione anche sui territori più aridi e impervi. La raccolta, sebbene oggi spesso meccanizzata, in passato avveniva interamente a mano, con processi di estirpazione, essiccazione, battitura e separazione.
Il nome "Socere e Nore" deriva dalla superficie bicolore del seme, con il particolare contrasto tra bianco e nero che richiama la tradizionale contrapposizione tra suocera e nuora.
Altre Varietà di Fagioli Autoctoni
Oltre al "Socere e Nore", il Parco della Majella vanta altre varietà di fagioli autoctoni:
- Fagiolo a Quaranta Giorni: chiamato così per il suo ciclo precoce. Semi di medio-piccole dimensioni, schiacciati e tendenzialmente ovali, di colore marrone chiaro con striature scure.
- Aquilano: fagiolo bianco avorio, molto apprezzato per il consumo fresco e secco. La coltivazione è spesso in consociazione con il mais.
- Fagioli Cannellini: seme bianco e tendenzialmente allungato, più piccoli di quelli comuni in commercio.
- Minutillo (Fagiolo Gentile o Monachelle): genere Vigna, molto rustico e poco esigente. Sapore “terragno” con un retrogusto amarognolo.
- Tondino del Tavo (Fagiolo di Paganica): coltivato da secoli alle pendici del Gran Sasso.
- Fagiolo bianco (a pisello): colore bianco avorio, leggermente più tondo.
- Cicerchia: legumi piccoli, di colore marroncino, rotondeggianti. Riscoperta dopo essere stata praticamente dimenticata.
- Roveja (Pisello dei Campi): varietà di pisello molto resistente a siccità e ambienti inospitali. Piccolo e colorato, simile per forma al pisello e per gusto alla fava.

La Tradizione Gastronomica dei Fagioli "Socere e Nore"
I fagioli "socere e nore" si trovano in commercio sia freschi che secchi. Prima della cottura, i freschi vanno sgranati dal baccello, mentre i secchi richiedono un ammollo di circa 10 ore.
Vengono consumati cotti, prevalentemente lessati, sia da soli che come ingrediente di primi piatti asciutti o zuppe. La loro buccia tenera e l'interno cremoso li rendono particolarmente apprezzati.
Ricetta: Polenta e Fagioli "Socere e Nore"
Un esempio di ricetta tradizionale che valorizza questo legume:
Ingredienti: Fagioli, cipolla, pancetta, peperoncino, polenta, salsiccia, vino bianco.
Preparazione:
- Ammollare i fagioli in acqua per almeno 10 ore, lavarli e lessarli a fuoco medio.
- Soffriggere nell'olio la cipolla e la pancetta tagliata a pezzetti, salare e insaporire con il peperoncino.
- Utilizzare metà del soffritto per condire i fagioli.
- Cuocere la polenta per circa 40 minuti e aggiungervi l'altra metà del soffritto.
- Unire i fagioli alla polenta e cuocere per qualche minuto.
- Servire in piatti fondi caldi, aggiungendo una salsiccia forata e sfumata nel vino bianco.
Il Territorio e la Conservazione delle Tradizioni Agricole
Oggi i fagioli "socere e nore" sono coltivati soprattutto nel territorio del comune di Pizzoferrato, in provincia di Chieti. Questa zona, caratterizzata da una posizione scenografica a ridosso di una rupe rocciosa, offre paesaggi suggestivi e itinerari naturalistici.
Il progetto "Coltiviamo la Diversità" mira a preservare l'attività agricola nel Parco e l'elevata diversità che lo contraddistingue, promuovendo i prodotti tipici del territorio e conservando le specie più caratteristiche e tradizionali. L'iniziativa coinvolge produttori, forni, pastifici, frantoi, agriturismi, ristoranti e scuole, dando vita ai progetti collaterali "Cuciniamo la Diversità" e "Degustiamo la Diversità".
La lavorazione tradizionale dei legumi avveniva interamente a mano, un sapere antico che si cerca di recuperare e valorizzare.
Pillole di Storia: Il Fagiolo "Suocera e Nuora"
Il fagiolo "Suocera e Nuora" era un tempo uno degli ortaggi più richiesti e costosi nel mercato vastese di primavera. Sebbene oggi sia meno diffuso, è ancora presente in piccole quantità in alcune aree ristrette dell'Abruzzo, come la vallata del Sangro e le zone ai piedi del versante orientale del Gran Sasso.
Tradizionalmente, questo fagiolo non veniva consumato tenero con il baccello, ma bollito in minestre, spesso accompagnato da pasta o codiche di maiale. A Vasto, invece, si consumava tenero con il baccello, cotto con pomodoro, aglio, peperone, prezzemolo, basilico e olio.
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