Dolcino Favi: Un Magistrato tra Inchieste, Controversie e Eredità Giuridica
Dolcino Favi, originario di Modica ma siracusano d'adozione, è stato un magistrato di lunga carriera, noto per il suo impegno nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. La sua figura professionale, caratterizzata da un "singolare piglio", rettitudine e durezza di carattere, ha lasciato un'impronta significativa nel panorama giudiziario italiano, pur non essendo esente da controversie.

Gli Inizi della Carriera e l'Impegno Antimafia a Siracusa
Favi ha iniziato la sua carriera come pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Siracusa, guadagnandosi il soprannome di "’u iurici Favi". Il suo periodo a Siracusa fu segnato da un'intensa attività investigativa contro la mafia locale, in un contesto di escalation criminale che vide l'esplosione di numerosi ordigni e un clima di terrore. Favi si distinse per la sua determinazione nel contrastare il potere dei clan, arrivando a convincere un collaboratore di giustizia, Francesco Di Mari, a rivelare i nomi degli autori di un grave attentato.
Durante gli anni Ottanta, la mafia siracusana tentò di intimidire i magistrati attraverso attentati dinamitardi. Un ordigno distrusse l'auto del giudice istruttore Francesco Fabiano, e un altro esplose nel cortile del Tribunale di Siracusa. In risposta a questa escalation di violenza, le misure di sicurezza furono rafforzate, e i detenuti dei clan furono trasferiti per evitare contatti con l'esterno. In questo clima, i carabinieri informarono il sostituto procuratore Dolcino Favi della preparazione di un commando armato per un attentato nei suoi confronti, a causa del suo accanimento investigativo contro la criminalità organizzata.
La lotta alla mafia coinvolse anche il mondo forense. Due noti penalisti siracusani, difensori di esponenti dei clan, furono presi di mira in una cruenta guerra tra bande che vedeva contrapposti diversi tronconi mafiosi. La cronaca giudiziaria registrò numerosi casi di omicidio legati a questa guerra, con interessi che si intrecciavano con la politica e gli appalti pubblici.
La "Crisi di Sigonella" e il Borsellino-ter
Dolcino Favi fu protagonista, in qualità di sostituto procuratore generale a Caltanissetta, di due vicende giudiziarie di grande rilievo nazionale:
- La "Crisi di Sigonella": Nel 1985, Favi intervenne in un complesso caso diplomatico avvenuto nella base militare di Sigonella. Il suo intervento rischiò di sfociare in uno scontro armato tra forze italiane e statunitensi, all'indomani di una rottura politica tra Bettino Craxi e il presidente degli Stati Uniti.
- Il "Borsellino-ter": Nel 2002, come sostituto procuratore generale a Caltanissetta, Favi rappresentò l'Ufficio del Pubblico Ministero nel processo di secondo grado relativo alla strage di Via D'Amelio. In questa sede, furono annullati diversi ergastoli e confermate altre condanne, rappresentando un importante passo avanti nelle indagini sulla mafia.

Controversie e Inchieste Giudiziarie
La carriera di Dolcino Favi fu segnata anche da significative controversie e procedimenti giudiziari, in particolare legati alla sua gestione di inchieste delicate e al suo ruolo in momenti di transizione all'interno della magistratura.
L'Avocazione dell'Inchiesta "Why Not"
Uno degli episodi più discussi riguardò l'avocazione dell'inchiesta "Why Not" a Luigi De Magistris. Nel 2007, mentre era facente funzioni di Procuratore Generale di Catanzaro, Dolcino Favi sottrasse l'inchiesta a De Magistris, motivando il provvedimento con un presunto conflitto di interessi del pubblico ministero. Tale decisione fu presa a seguito dell'iscrizione del Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nel registro degli indagati e della sua richiesta di trasferimento di De Magistris. Questa mossa fu interpretata da alcuni come un tentativo di ostacolare le indagini.
Il procedimento che ne seguì vide Favi sotto indagine a Salerno. Nel giudizio di primo grado, Favi e l'ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, furono assolti dall'accusa di corruzione. Tuttavia, la Corte d'Appello di Salerno, accogliendo il ricorso della parte civile De Magistris, riconobbe l'abuso d'ufficio, sebbene il reato fosse ormai prescritto.
Accuse e Interrogazioni Parlamentari
Nel corso della sua carriera, Dolcino Favi fu oggetto di interrogazioni parlamentari, tra cui una firmata da Francesco Rutelli. Le accuse riguardavano presunte sistematiche violazioni di norme, rapporti con ambienti legati alla criminalità organizzata, l'uso di intercettazioni telefoniche irregolari e il ritardo nell'espletamento di indagini, favorendo la prescrizione dei reati. Queste questioni furono sollevate anche davanti al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Inoltre, il colonnello Michele Riccio, durante un processo a Palermo, riferì che il boss Luigi Ilardo aveva fatto il nome di Dolcino Favi, indicando presunti legami con ambienti mafiosi attraverso un avvocato di Lentini, legato a Nello Nardo, uomo del boss Nitto Santapaola. Ilardo, tuttavia, non collaborò mai con la giustizia a causa della sua morte in circostanze non chiarite.
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L'Eredità Professionale e Umana
Nonostante le controversie, Dolcino Favi è ricordato da molti per le sue qualità umane e professionali. L'avvocato Saverio La Grua lo descrive come un uomo di "straordinarie qualità umane", sottolineando la sua "umanità, cortesia e disponibilità al dialogo". L'avvocato Giuseppe Gurrieri, presidente della Camera Penale "Pier Luigi Romano" di Siracusa, ha espresso cordoglio per la sua scomparsa, definendolo una "figura di altissimo profilo istituzionale".
Anche l'avvocato Francesco Favi, figlio del magistrato scomparso e già presidente dell'Ordine degli avvocati di Siracusa, ha ricevuto numerosi messaggi di cordoglio. La figura di Dolcino Favi è stata oggetto di dibattito, con opinioni divergenti sulla sua condotta e sul suo operato. Tuttavia, il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata e la sua lunga carriera come magistrato rimangono elementi centrali della sua eredità.
A lui si deve anche il merito di aver promosso, agli inizi degli anni '60 a Siracusa, una "Scuola" di formazione per giovani laureati in Legge che aspiravano alla magistratura, un'iniziativa generosa tenuta nella sua abitazione.
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