La commedia "Li nipute de lu sinneco" di Eduardo Scarpetta: trama e contesto teatrale
Domenica 16 novembre alle 15:30, Rai 5 trasmette "Li nipute de lu sinneco", una commedia classica del repertorio di Eduardo Scarpetta, nell'ambito del ciclo "Il teatro di Scarpetta" proposto da Rai Cultura. Questa rappresentazione offre uno spaccato del teatro napoletano di fine Ottocento e inizio Novecento, un periodo di grande fermento e trasformazione, di cui Eduardo Scarpetta fu protagonista indiscusso.

La trama di "Li nipute de lu sinneco"
La trama de "Li nipute de lu sinneco" ruota attorno al sindaco di Pozzano, Ciccio Sciosciammocca, un benestante possidente con due nipoti molto diversi tra loro. Il primo, Felice, studia con impegno a Milano ed è destinato a ereditare l'intero patrimonio dello zio. Durante il viaggio verso Pozzano, Felice bacia impulsivamente una giovane di nome Nannina, scatenando l'ira del fratello di lei che pretende riparazione per l'onore della sorella.
Qui inizia il vero carosello di travestimenti e malintesi che caratterizza la commedia. Per risolvere la situazione, Silvia si traveste da uomo per presentarsi allo zio fingendosi Felice, mentre il vero Felice arriva vestito da donna per sfuggire al vendicativo fratello di Nannina. L'intreccio si complica progressivamente, creando una serie di situazioni comiche e equivoci, fino al finale risolutivo, dove ogni nodo viene sciolto e le identità vengono chiarite.

Il contesto teatrale: Eduardo Scarpetta e la riforma del teatro napoletano
Eduardo Scarpetta (1853-1925) fu il capostipite di un'importante dinastia teatrale e un attore, autore e capocomico di straordinario successo. È considerato il padre del teatro dialettale moderno, un innovatore che seppe adattare alla lingua napoletana le pochade francesi, pur creando anche numerose opere originali di grande impatto popolare, come "Miseria e nobiltà".
La figura di Felice Sciosciammocca
Il personaggio di Felice Sciosciammocca, creato da Scarpetta, divenne emblematico del suo teatro e della sua riforma. Sciosciammocca, letteralmente "soffia in bocca", era un tipo di "mamo" o "mammo", il "figlio di mammà" piccolo borghese, impulsivo, ora sciocco, ora furbetto. Scarpetta seppe ricrearne il tipo dal profondo, adattandolo alle sue corde d'attore e d'autore, vestendolo con un'eleganza che richiamava i suoi esordi: una piccola tuba nera, un tight corto e stretto, pantaloni attillati a grossi scacchi colorati e scarpine da ballo. Questo personaggio segnò la storia del teatro scarpettiano e, insieme, di quello napoletano, portando al giovane attore un enorme successo.
Sciosciammocca rappresenta l'inizio e il cuore della grande riforma scarpettiana. La sua nascita e le sue evoluzioni hanno tracciato una precisa via di sviluppo del teatro comico napoletano, segnando il passaggio dalla maschera al personaggio-individuo la cui natura non è più esclusivamente determinata dagli attributi fissi della maschera, ma anche dalla specificità recitativa degli interpreti. Sciosciammocca si contraddistinse per il suo lato umano, per il suo mutare insieme alle storie delle quali era protagonista, e per il suo appartenere alla realtà del pubblico.
La riforma del teatro
La carriera di Scarpetta fu caratterizzata da una costante ricerca di rinnovamento. Egli trasformò il teatro in cui sceglieva di lavorare in una "casa dell'arte comica", usando la stabilità della dimora per permettere alla sua compagnia maggiore studio e affiatamento. La sua riforma toccò l'etica e l'estetica, investendo il teatro non solo come edificio, ma anche come simbolo di un genere (il comico) e di un modo di recitare.
Scarpetta rinnovò le scene, i costumi e la messa in scena, introducendo arredi veri in sostituzione dei fondali dipinti. Fondamentale fu il suo lavoro sul repertorio: occorreva sostituire il fantastico con il verosimile, ridurre al minimo pantomime e travestimenti, rinnovare trame, storie e personaggi. Sostituì alla favola la commedia d'ambiente, con interni borghesi, costumi appropriati e lingua contemporanea.
Il rinnovamento etico partì dagli attori: Scarpetta scelse grandissimi interpreti e lavorò con loro per mettere a punto un programma di studio e affiatamento. L'etichetta comica non fu più solo l'abito, ma il particolare modo di recitare dell'attore. La comicità non dipese più dalla struttura fisica, ma dal testo e dall'attore: dal suo dire, non più improvvisato e concertato ad arte; dalla sua recitazione, non più basata sui codici prescritti dalla maschera, ma sulla naturalezza del gesto e della voce.
Un altro punto centrale della riforma fu il pubblico, che Scarpetta seppe ascoltare ed educare. Pubblico che lo sostenne in ogni scelta, tanto che nel 1884, quando il San Carlino venne demolito, egli riuscì a trasferire il suo "nuovo teatro", convintamente dialettale, sulle scene del Fiorentini, fino ad allora destinato alle compagnie che recitavano in lingua.
Convivium verba. Eduardo Scarpetta
"Li nipute de lu sinneco" nel contesto delle opere di Scarpetta
"Li nipute de lu sinneco" si inserisce nel periodo più maturo artisticamente di Scarpetta, un decennio cruciale che va dal 1880 al 1890, anni in cui Scarpetta compì la sua vera riforma teatrale. Scarpetta si rivelò un fine ritrattista della Napoli del tempo, capace di assorbire il ritmo delle pochade francesi per poi riformularle e renderle "naturalmente napoletane".
La regia di Eduardo De Filippo valorizza il testo di Scarpetta, con un cast che comprende Luca De Filippo, Angelica Ippolito, Lina Sastri e Mario Scarpetta. Questo recupero dell'opera scarpettiana, curato da Mariano d'Amora, evidenzia l'importanza di un patrimonio teatrale che sta finalmente tornando alla luce.
Altre opere e il patrimonio scarpettiano
Il recupero dell'opera scarpettiana prosegue con la presentazione di volumi che esplorano il decennio d'oro 1880-1890 e il trionfo di Felice Sciosciammocca. Questi volumi analizzano il periodo cruciale della sua riforma teatrale. Tra le commedie più frequentemente rappresentate di Scarpetta figura "'A Nanassa", tratta da "La Dame de chez Maxim's" di Feydeau. In questa commedia, Scarpetta non si allontana dalla formula ormai collaudata, incentrata su una molteplicità di personaggi che, ciascuno a suo modo, è protagonista della storia.
Eduardo De Filippo, nel testo "Eduardo De Filippo presenta Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta", scrive di voler presentare la carriera di drammaturgo del padre Eduardo Scarpetta attraverso le sue commedie più significative. "Lu curaggio de nu pompiere napulitano" rappresenta il momento dell'esordio, "Li nepute de lu sinneco" il periodo più maturo artisticamente, che raggiungerà la punta più alta con "Na santarella". Con quest'ultima commedia, Scarpetta raggiunse un grandissimo successo di pubblico e di cassetta, tanto che con i proventi fece costruire una villa al Vomero che chiamò La Santarella, così famosa che lo stesso comune di Napoli chiamò la strada che portava alla villa Viale Santarella.
Il teatro di Scarpetta, composto da circa cento opere tra originali e riduzioni, comprende commedie, farse, parodie, riviste e operette. Tra le parodie più celebri vi è "Il figlio di Iorio", tratto da "La figlia di Iorio" di Gabriele D'Annunzio, che gli procurò un processo per contraffazione e una solenne vittoria legale. Tra le opere di varietà e rivista si ricordano "Lu cafè chantant" (1893) e "Allegrezza e guaie" (1902).
L'opera di Scarpetta continua a vivere grazie a riprese frequenti e all'interpretazione delle sue commedie da parte di celebri attori napoletani, come i De Filippo, Totò e i fratelli Aldo e Carlo Giuffré. La sua eredità teatrale è preservata e valorizzata attraverso iniziative come il ciclo "Il teatro di Scarpetta" di Rai Cultura.
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