Le Chiese Veneziane e la Lotta contro la Peste: Storia di Fede e Resilienza
Quando la peste arrivò in Europa per la prima volta, nel XIV secolo, la popolazione si trovò impreparata di fronte a questa terribile malattia, che causò milioni di morti. La lunga battaglia contro questa malattia ebbe un impatto profondo sulla storia, sulle tradizioni e anche sull'assetto urbano della città. Durante l'epidemia, infatti, vennero ideati e costruiti i lazzaretti.
Come racconta il professor Fabio Zampieri, storico della medicina all'Università di Padova, “la peste arrivò in Europa nel 1348. Probabilmente entrò a Venezia dalla Dalmazia, ed ebbe un impatto molto pesante sulla popolazione, perché su circa 110.000 abitanti si stima che ne morirono almeno 40.000. Il Maggior Consiglio iniziò allora a predisporre delle misure di sicurezza. All'epoca, non si sapeva quale fosse l'agente eziologico della malattia.”

Le Prime Epidemie e la Nascita dei Lazzaretti
Il 1348 non fu l'unico momento in cui la peste colpì Venezia. Come racconta il professor Zampieri, infatti, “la peste falcidiò l'Europa e in parte anche Venezia e l'Italia dalla metà del Trecento fino all'Ottocento.”
La Peste del 1423 e la Creazione del Lazzaretto Vecchio
Ci fu una seconda ondata molto importante nel 1423, durante la quale si arrivarono a contare fino a 40 morti al giorno. Ancora una volta, quindi, il Consiglio decise di adottare delle misure di contenimento. Il 1423 è un anno importante anche perché viene decisa la costruzione del primo lazzaretto della storia, che sarebbe stato realizzato l'anno successivo sull'isola di Santa Maria di Nazareth, dove si trovava l'omonima chiesa e un convento dei frati eremitani. Il nome “lazzaretto”, che sarebbe stato condiviso da tutta l'Europa, deriva quindi probabilmente da una deformazione dialettale del termine Nazareth.

Il Lazzaretto Nuovo: Quarantena e Controllo Sanitario
Nel 1468, venne decisa la costruzione del cosiddetto Lazzaretto Nuovo che, a differenza del primo, in cui venivano ospitati gli appestati, serviva per la quarantena. Si trovava in una posizione strategica, perché sorgeva su un'isola all'imbocco della laguna. Lì venivano portate le persone di cui si doveva verificare la guarigione o il contagio in 40 giorni. Inoltre, tutte le navi in entrata dovevano attraccare all'isola del Lazzaretto Nuovo e sostare lì per 40 giorni, per assicurarsi che l'equipaggio non fosse portatore di malattie.
Nello stesso anno della costruzione del Lazzaretto Nuovo, venne istituito il Magistrato della Sanità, che era composto da tre patrizi eletti annualmente, da un ufficio tecnico per le questioni burocratiche, da un medico e da un braccio armato. Questo organo istituzionale si occupava di gestire le questioni attinenti all'ambito sanitario e anche di monitorare l'andamento dei flussi epidemici. Attraverso i contatti diplomatici e un network di spie che Venezia aveva in tutta Europa, il Magistrato della Sanità doveva tentare di capire dove si trovassero i possibili focolai di peste e come gli individui e le merci si muovessero nel Mediterraneo.

Le Grandi Ondate di Peste e le Risposte della Serenissima
Venezia fu colpita da diverse epidemie di peste nel corso dei secoli. La Repubblica di Venezia adottò varie strategie per fronteggiare queste emergenze sanitarie, che ebbero un impatto duraturo sulla città.
La Peste del 1575-77 e le Misure di Igiene Personale
“La terza ondata di peste, in ordine cronologico, è quella del 1575-77”, continua il professor Zampieri. “Fu terribile perché morì circa un terzo della popolazione: un tasso di mortalità inimmaginabile per i nostri giorni. Vennero rafforzate le misure della quarantena nel Lazzaretto Nuovo e fu in quel periodo che si consolidò, da parte dei medici, l'uso di vestire con una lunga veste che copriva da capo a piedi, compresa di guanti e cappello, e di coprire il volto con una maschera dotata di un lungo becco riempito di erbe profumate, che servivano a proteggere l'apparato respiratorio ed evitare di inspirare l'aria ammorbata.”
All'inizio della pestilenza del 1575, avvenne un famoso incidente scientifico a scapito di due docenti dell'Università di Padova. A Venezia erano stati osservati dei casi sospetti, e il Senato voleva capire se si trattasse di peste, perché in caso affermativo avrebbe messo in atto tutte le misure di profilassi necessarie. Venne chiamato allora un famoso docente padovano, Girolamo Mercuriale, per avere un parere tecnico. Il medico, in buona fede, visitò i possibili ammalati, ma ritenne che non si trattasse di peste, bensì di una malattia meno pericolosa. Confortato da questo parere, il Senato veneziano non dichiarò in tempo lo stato di pestilenza e scoppiò una terribile epidemia.

La Peste del 1630-31 e la Costruzione delle Chiese Votive
“L'ultima grande ondata di peste, dopo la quale Venezia non conobbe più gravi epidemie di questa malattia, fu quella del 1630-31, che Manzoni raccontò nei Promessi Sposi. A Venezia, la grande ondata del 1630-31 causò la morte di un terzo della popolazione. Su 140.000 abitanti, infatti, ci furono approssimativamente 50.000 decessi. Fu una pestilenza che, a quanto pare, fu in parte nascosta dal governo veneziano per evitare le possibili ripercussioni economiche.
Proprio in risposta a questa terribile epidemia, il Senato veneziano deliberò di edificare una chiesa da dedicare alla “Vergine Santissima, intitolandola Santa Maria della Salute”. Questo voto fu fatto nel 1630, e la chiesa, progettata da Baldassare Longhena, fu ultimata nel 1687.
Analogamente, in risposta alla peste del 1575-77, il Senato veneziano ordinò la costruzione di una chiesa votiva sull'isola della Giudecca. Il progetto fu affidato ad Andrea Palladio, e la chiesa del Santissimo Redentore fu ultimata nel 1592. Queste due chiese, insieme ad altre, rappresentano la profonda devozione e la speranza di protezione divina che i veneziani riponevano nella lotta contro la peste.

Leggende e Tradizioni Nascoste nella Città
Le epidemie di peste hanno lasciato un segno indelebile non solo nell'architettura e nelle istituzioni veneziane, ma anche nel tessuto delle leggende e delle tradizioni popolari.
La Leggenda della Pietra Rossa a Castello
Il Sestiere di Castello è uno scrigno di racconti e leggende. Come questa, la leggenda della pietra rossa che fermò la peste a Venezia. Nel 1630 una grande epidemia di peste uccise quasi 80 mila Veneziani. Il morbo arrivò in ogni angolo della città, tranne in un posto: la Corte Nova nel Sestiere di Castello. Si racconta che fu una donna a salvare gli abitanti della Corte Nova. Si chiamava Giovanna e abitava proprio in questa zona. Una notte ebbe una visione di Maria che le chiedeva di dipingere un quadro con soggetti che includevano Maria stessa, San Rocco e San Sebastiano. Al risveglio, Giovanna fece come le era stato detto e appese il quadro sulla parete del sottoportego Zorzi. Quando la peste giunse a Castello e fece per entrare anche nella Corta Nova, fu bloccata dall’immagine dei tre santi e cadde a terra, sconfitta. Nell’istante in cui cadde a terra, dissolvendosi, lasciò una macchia che si può vedere tuttora: una pietra del sottoportego Zorzi è infatti ancora oggi di colore rosso. Gli abitanti della Corte Nova erano dunque salvi.

Chiese Votive: Testimonianze di Fede e Gratitudine
A Venezia sono tantissime le leggende e le storie che raccontano le epidemie di peste. Basti pensare al fatto che due delle chiese più importanti di Venezia, il Redentore e Santa Maria della Salute, sono state costruite come ex voto. Queste chiese non sono solo capolavori architettonici, ma anche monumenti alla fede e alla resilienza della città di fronte alle avversità.
Al di là della magnificenza con cui le istituzioni hanno cercato di rispondere alla minaccia sanitaria, è nelle calli di Venezia, tra la gente del popolo, che sono state intessute le storie più interessanti, i cui risvolti sono visibili tuttora.
Un'altra chiesa votiva legata alla peste è San Sebastiano, il cui martirio per le ferite simili a quelle dei malati di peste la rese un'invocazione popolare contro la malattia. Anche la chiesa di San Giobbe, inizialmente legata a un ospedale per lebbrosi, divenne un luogo di preghiera contro la peste grazie all'invocazione del profeta Giobbe, sofferente di una malattia della pelle.
L'Eredità della Peste a Venezia
Il legame tra Venezia e la peste è fatto di morte e di sofferenza, ma anche di rivalsa e di volontà e forza di lottare e ripartire. La Serenissima ricorda due grandi pestilenze, delle quali la città porta ancora i segni. Episodi drammatici che causarono in pochi mesi decine di migliaia di morti.
Tra il 954 e il 1793 Venezia registrò in totale sessantanove episodi di pestilenze. La peste si propagò a macchia d’olio, prima nel rione di San Vio, poi in tutta la città, aiutata anche dall’incoscienza dei mercanti che rivendevano gli indumenti dei morti. Gli allora 150 mila abitanti vennero presi dal panico, i lazzaretti erano stracolmi, negli angoli delle calli venivano abbandonati i cadaveri dei morti da contagio.
Ancora oggi, le feste del Redentore e della Madonna della Salute sono tra le più sentite dai veneziani, testimoniando il profondo legame della città con la sua storia di lotta contro le epidemie.
Il terrore della Peste: Venezia e le Epidemie
Oggi, mentre il nostro mondo lotta per contenere la diffusione del virus del Covid, la battaglia di Venezia contro le sue pandemie può offrirci una prospettiva rinnovata. La comprensione veneziana della medicina e della scienza era sicuramente primitiva se paragonata a quella che abbiamo oggi, ma le chiese votive contro la peste a Venezia sono un testamento della fede e della fiducia in Dio durante grandi prove e tribolazioni... Un lungo legame di morte e di sofferenza, ma anche di rivalsa e di capacità di andare oltre, con la consueta grandezza.
tags: #chiese #veneziane #contro #la #peste

