Alberto Burri e la serie delle Muffe: una rivoluzione materica nella pittura
Dipinto nel 1951, Muffa documenta i primi gesti rivoluzionari che l'artista rivolse verso la pittura. Ruvido, incrostato e screpolato, Muffa sembra esser frutto della mineralizzazione di un dipinto: gli strati di pittura appaiono fossilizzati in una serie di tracce e rilievi sedimentati dal tempo.
La trama della tela ed il segno del pennello sono assenti e la superficie appare tanto impenetrabile quanto quella di una roccia. Sebbene gli strati di diverso colore sembrino tracciare sulla superficie forme e linee astratte, è la dimensione materica del quadro a dominare l'immagine, trasformando il dipinto in un fenomeno fisico.

In Muffa, Burri introduce infatti un elemento minerale: assieme ai colori ad olio, l'artista mescola la pietra pomice, distruggendo la fluidità dei colori e alternandone le proprietà fisiche.
Il Gruppo Origine e la riscoperta della materia
Nel 1951 - l'anno in cui Muffa fu eseguito - Alberto Burri firmò, insieme agli artisti Mario Ballocco, Giuseppe Capogrossi e Ettore Colla, il Manifesto del Gruppo Origine. Quello stesso anno, il gruppo espose collettivamente alla Fondazione Origine, anch'essa fondata dai quattro artisti.
Nel panorama dell'arte del Dopoguerra, il Gruppo Origine si proponeva come una nuova manifestazione d'arte astratta, reclamando un nuovo punto d'"origine" per l'arte non-figurativa. Come recita il manifesto: "Di fronte al percorso storico dell' "astrattismo", avvertito ormai come problema artistico risolto e concluso, sia nel suo atteggiamento di reazione nei confronti di qualunque figuratività contenutistica, sia come sviluppo secondo una direzione, nel complesso, sempre più orientata verso la compiacenza decorativa e, insomma, in senso manieristico, il Gruppo Origine intende rifarsi e riproporsi il punto di partenza moralmente più valido delle esigenze "non-Figurative" dell'espressione".
Per Burri, questo nuovo "punto di partenza" per l'arte astratta era rappresentato dalla materia, che diventa protagonista della sua arte.
Le Muffe: i primi e più "pittorici" esempi dell'opera burriana
Le Muffe degli anni '50 rappresentano non solo i primi, ma anche i più "pittorici" esempi dell'opera burriana: in Muffa, a differenza di opere successive, la pittura ad olio domina ancora, anche se contaminata, modificata e irrigidita dalla pietra pomice.
Negli anni che seguirono, Burri introdusse nei suoi quadri i sacchi in iuta, la plastica bruciata e il ferro battuto, continuando il suo cammino verso la materia e aprendo la via a nuove forme d'arte, come l'Arte Povera.
Opere come Muffa, tuttavia, appaiono in retrospettiva come alcune delle più sottili sovversioni della pittura operate dall'artista: quasi in maniera impercettibile, la materia è introdotta a tradimento nella pittura, trasformando il quadro in un fenomeno modellato da eventi e trasformazioni fisiche.

L'interpretazione di Giulio Carlo Argan
L'anno in cui Burri dipinse Muffa, il grande storico d'arte Giulio Carlo Argan scrisse delle sue opere, soffermandosi appunto su questo aspetto e sottolineando il nuovo ruolo dell'artista che ne scaturiva: "L'immagine, come prodotto diretto della coscienza, non è più "finzione" di cosa, ma cosa stessa (...) puro fenomeno; nata al di fuori di ogni emozione o memoria o analogia naturalistica, non è più il documento di un oggettivarsi e separarsi dell'artista, ma del suo immergersi e confondersi nel reale".
Contesto espositivo e bibliografico
L'opera Muffa presenta la seguente dicitura al verso sulla tela: "Burri 51". Sul telaio è presente un'etichetta che fa riferimento alla mostra "Burri Cagli Fontana Guttuso Moreni Morlotti / Sei pittori italiani dagli anni Quaranta ad oggi" tenutasi ad Arezzo presso la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea nel maggio-giugno 1967. L'opera è inoltre corredata da un certificato su foto della Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello, con numero.
Esposizioni:
- Burri Cagli Fontana Guttuso Moreni Morlotti. Sei pittori italiani dagli anni Quaranta ad oggi, a cura di Enrico Crispolti e Antonio Del Guercio, Arezzo, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, 6 maggio - 11 giugno 1967, poi Roma, Istituto Italo-Latino Americano, 28 giugno - 26 luglio 1967.
Bibliografia:
- Alberto Burri. Catalogo generale, tomo I, Pittura 1945-1957, a cura di Bruno Corà, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello, 2015, p. 82, n. 138.
- Alberto Burri. Catalogo generale, tomo VI, Repertorio cronologico 1945-1994, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello, 2015, p. 52, n.
Le Muffe come evoluzione artistica
Le opere della rarissima serie delle Muffe, caratterizzate da un forte e materico impasto pittorico, furono eseguite da Burri a partire dal 1951, subito dopo e a volte in concomitanza con la serie dei Nero e dei Catrami.
Mentre con la serie dei Nero, a partire dalla fine degli anni Quaranta, Burri si apre definitivamente all'arte informale e ad un percorso che lo indirizzerà verso rese pittoriche molto materiche, con i Catrami sviluppa e approfondisce questi temi e arriva all'evocazione di un elemento esterno, i suoi quadri ricordano la consistenza del catrame, si accendono di lampi di colori, appena soffocati dalla pesantezza della materia, costretta nei suoi contorni dalla rigida struttura bidimensionale della tela.
Con Muffe il percorso dell'artista arriva ad una nuova tappa: la pittura si nutre di nuove tecniche - il dripping -, si fa più sperimentale, forza la superficie che diventa sempre più materica, più consistente, più accesa e sofferente.
La pittura è arrivata ad un ulteriore grado di sofisticazione, evoca non più una sostanza inorganica, come il catrame, ma una sostanza organica, 'distilla' la sostanza organica sulla tela e diventa essa stessa oggetto della rappresentazione artistica.
Negli stessi anni il Maestro inizierà la celeberrima serie dei Sacchi, che mostrerà come si possa conseguire l'effetto pittorico della composizione, impiegando unicamente materiali fino ad allora estranei alla tradizione pittorica.
Difficile sarebbe capire le successive serie dei Legni, dei Ferri, delle Bianco plastica e delle Combustioni - se non si inquadrasse tutta la vicenda artistica di Burri attraverso l'angolo prospettico di questa serie, così rara e raffinata, delle Muffe.
Materia come terza dimensione pittorica
Mentre il panorama artistico italiano si trovava diviso da un dibattito sulla legittimità di un'arte astratta, piuttosto che figurativa, Burri risolse il dilemma puntando verso una terza, possibile dimensione pittorica: la materia.
Analizzando l'opera Muffa, appare in un primo momento come l'attento lavoro di un sobrio colorista: leggere sfumature di beige, bianchi sporchi e fuligginosi dialogano con una macchia rossa sanguigna al centro del quadro. Delimitati da una maldestra geometria, le aree del quadro creano sulla superficie un disegno a prima vista puramente astratto.
Eppure, nel ricorso alla materia, Muffa acquisisce un'altra dimensione. Alla presenza fluida dei colori si aggiungono pezzi di stoffa, aggrovigliati e imbrattati, che creano sulla superficie sporgenze, pieghe e grumi normalmente estranei alla pittura. Questi inaspettati sviluppi del quadro ne evidenziano la presenza fisica, in quanto oggetto, in quanto fenomeno creato dalla materia, negando l'idea di rappresentazione di una realtà altra, implicita nell'arte figurativa e astratta.
Il titolo dell'opera - 'Muffa' - evoca giustappunto una dimensione organica: come dei microrganismi che si sviluppano su un muro, questa nuova pittura sembra dunque essere secreta dalla tela stessa, strato per strato, in quanto materia vivente.
Alberto Burri 1960 MASTER
Dalla medicina all'arte: il percorso di Burri
Destinato a diventare una delle figure più influenti del mondo dell'arte contemporaneo, Burri iniziò la sua carriera come medico, servendo in quanto tale l'esercito italiano nel Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, tuttavia, Burri fu fatto prigioniero dalle truppe americane e successivamente fu trasferito a Hereford, Texas.
Fu proprio in Texas - a migliaia di chilometri dall'Italia e quasi dieci anni dopo essersi specializzato in medicina - che Burri iniziò a dipingere, scoprendo una vocazione che manterrà per il resto della sua vita.
Nel 1945, una volta rientrato in Italia, Burri si stabilì a Roma, esponendo le sue prime opere astratte alla Galleria La Margherita. È verso gli inizi degli anni '50, tuttavia, che Burri inizia il suo cammino verso la materia; opere come Muffa, sono dunque da annoverare fra le primissime, cruciali espressioni dell'opera Burriana.
Muffe come sublimazione della guerra e punto di passaggio artistico
Eseguite nel Dopoguerra e attraverso gli occhi di un medico di guerra, le Muffe di Burri possono dunque apparire come sublimazioni astratte della distruzione e della mescolanza della materia conosciute nel conflitto: una confusione informe di pittura e materia simile alla confusione informe urbana lasciata dalle bombe e dai detriti.
Se emotivamente opere come Muffa sembrano poter riferire al caos della guerra, artisticamente tali dipinti appaiono come cruciali punti di passaggio che, dalle avanguardie storiche apriranno la via a gran parte dell'arte della seconda metà del Ventesimo secolo.
La ricerca di materie esterne alla pittura - oggetti trovati, pezzi di giornali e carte da parati, sabbia - infatti, aveva già caratterizzato alcune avanguardie storiche, interessando i Dadaisti, i Cubisti e i Surrealisti in particolare. Le opere di Burri continuano questa tradizione d'avanguardia artistica: Muffa sembra infatti ricreare l'aspetto composito di un collage, la forma artistica prediletta da queste avanguardie nell'integrazione di materiali estranei al mondo dell'arte.
Le varie aree del quadro sono eseguite in diversi spessori e tecniche, dando l'illusione di essere ritagli di materie diverse: ruvide, pastose, tessili. La divisione stessa del dipinto in diverse aree distinte e tuttavia connesse da bordi più o meno definiti, sembra imitare l'unità casuale ed eterogenea di un collage.
Tuttavia, la forza innovativa di Muffa è, dopotutto, quella di non essere un collage, ma piuttosto un tour de force di sperimentazione materica. Se i Dadaisti, Cubisti e Surrealisti avevano introdotto nell'arte materiali estranei in maniera diretta ed eterogenea, Burri si appropria dei processi delle avanguardie in una forma più radicale: in Muffa, la stoffa non è solo integrata e giustapposta alla pittura, ma fusa con essa.
Opere come Muffa restano dunque centrali a un discorso sull'arte che si sviluppa nell'art informel del Dopoguerra, espresso da artisti come Jean Dubuffet, Wols e Jean Fautrier.
Nel 1952 - lo stesso anno in cui Burri eseguì Muffa - Harold Rosenberg coniò il termine 'Abstract Expressionism', battezzando così uno dei principali movimenti artistici del Dopoguerra americano, incentrato sull'importanza del gesto istintivo e creatore dell'artista.
In primo piano una Muffa del 1951 di Alberto Burri (pietra pomice, olio, vinavil su tela, cm 44×57, stima: 280.000/360.000 Euro). L’opera costituisce una tappa fondamentale nell’evoluzione dell’artista, iniziata con le serie dei Neri e dei Gobbi, per passare poi ai Sacchi, ai Legni e alle Combustioni.

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